La Ngn lombarda alla prova verità

LE RETI DEL FUTURO

Tiscar (responsabile progetto Bul): "La newco regionale può essere un modello per l'Italia"

di Paolo Anastasio
Cinque milioni di persone coinvolte, per un totale di due milioni di abitazioni cablate in 500mila edifici a cui si aggiungono 440mila imprese. Questi i numeri del progetto Bul (Banda ultralarga) che mira a portare la fibra ottica in 167 comuni lombardi in vista dell’Expo 2015, per un investimento complessivo stimato in 1,3 miliardi di euro. “Si tratta del primo esempio attuativo in Italia di un progetto Ngn regionale, replicabile in altri contesti”, spiega Raffaele Tiscar, project manager di Finlombarda, l’uomo della banda larga in Lombardia. “Il progetto di rete a banda ultralarga in Lombardia si inserisce in un contesto nazionale, di un accordo raggiunto fra tutti gli operatori e il governo a dare vita ad una rete nazionale in fibra, e sarà il primo esempio attuativo, apripista dell’Ngn, replicabile in altri contesti evitando l’’Arlecchino’ tecnologico che rischia di non rendere interoperabili le singole reti e consentendo di investire in maniera più razionale e mirata”.

A che punto è il progetto?
La volontà politica c’è ed è bipartisan. Quello che si farà in Lombardia è in linea con il memorandum frutto del tavolo Romani siglato fra i sette principali operatori di tlc, per la creazione della società veicolo che realizzerà l’infrastruttura passiva che mira a cablare il territorio in linea con gli obiettivi dell’Agenda digitale europea. In Lombardia stiamo procedendo rapidamente: il veicolo sarà costituito entro quest’anno e i primi cantieri partiranno a metà del 2012. Il primo cluster, pari ad un terzo dei comuni, sarà concluso in 2 anni e mezzo. La rete sarà pronta in buona parte in tempo per l’Expo 2015.

Ma chi partecipa alla newco? Telecom Italia è in campo o no?
Sono tre i possibili scenari organizzativi ed economico finanziari di fronte ai quali si troverà a decidere la Giunta della Regione Lombardia: un primo scenario “stand alone”, in cui l’iniziativa di una newco della fibra è interamente pubblica. In questo caso, senza la partecipazione dell’incumbent rimane l’overlay della rete. In un secondo scenario parteciperebbero soltanto gli Olo, senza Telecom. In questo caso gli Olo (Fastweb, Tiscali, Vodafone, Wind) dovrebbero ricevere delle agevolazioni in cambio del sostegno finanziario delle facilitazioni per la migrazione dei loro clienti dalle reti attuali alla nuova rete in fibra. Il terzo scenario, quello auspicabile, prevede la partecipazione di tutti i player, Telecom Italia e Olo. Solo così sarà possibile migrare tutti i clienti dalla rete in rame a quella in fibra. E in questo modo non si va in overlay perché si va in sostituzione della rete in rame esistente. Inoltre questo scenario consentirebbe la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti, con nuove risorse finanziarie. Ma soprattutto si abbatterebbe il rischio di investimento per i singoli operatori.

Quindi senza Telecom la migrazione dei clienti, buona parte in capo proprio all’ex incumbent, rischierebbe di minare il progetto.

È evidente la necessità di migrare gli utenti sulla nuova rete, coinvolgendo nel passaggio anche quelli Adsl, affinché sia possibile un reale ritorno sugli investimenti. Sappiamo bene che l’infrastruttura in rame non è “spengibile” per decreto di Stato, visto che è proprietà privata di Telecom Italia. In questo senso, quindi, è necessaria la partecipazione volontaria di Telecom allo spegnimento della vecchia rete in rame e la migrazione dei clienti sulla nuova rete in fibra. È chiaro che lo spegnimento della rete in rame ha delle conseguenze dirette sui conti Telecom, anche se il rame sta progressivamente perdendo il suo valore.

Quand’è, dunque, che si conoscerà la compagine della newco?
A metà febbraio la Giunta regionale lombarda sarà in condizione di individuare lo scenario a seconda della partecipazione o meno di Telecom Italia. Telecom ha tutti i vantaggi a partecipare, considerato che può ripartire l’investimento con gli altri e nel lungo termine senza impattare sul debito.

07 Febbraio 2011