Le telco ci ripensano: meno Pvs più domestic market

BUSINESS

Secondo gli analisti di Prtm le principali compagnie di Tlc stanno rivedendo i propri piani di investimento ricalibrandoli sui mercati locali. Vivendi pronta ad abbandonare il progetto pan-africano e Vodafone ridimensiona le ambizioni nei Paesi emergenti

di Patrizia Licata
Le aziende telefoniche, che l’anno scorso hanno effettuato acquisizioni sui mercati emergenti per un valore di 116 miliardi di dollari, potrebbero investire meno all'estero e di più sui mercati domestici nel 2011, nel tentativo di soddisfare il boom della domanda di dati mobili alimentata da Apple iPhone e dagli smartphone basati su Android. Secondo gli analisti di Prtm, società di management consulting, gli operatori occidentali saranno sempre più spinti a concentrarsi sui mercati nazionali e a cercare un modo per monetizzare la richiesta di piani dati per i cellulari.

“Osserviamo uno spostamento dell’ago della bilancia dai mercati in via di sviluppo a quelli sviluppati”, afferma Ameet Shah, partner di Prtm a Londra. “Per molto tempo il capitale ha lasciato l’Europa per dirigersi altrove, ma oggi la situazione torna in equilibrio”.

La spinta verso i mercati emergenti ha fatto sì che in alcuni di questi Paesi si sia creato un eccesso di operatori, mentre le tariffe delle telefonate sono precipitate: in India, per esempio, i competitor sono più di dieci e telefonare dal cellulare costa meno di un centesimo di dollaro al minuto. Al tempo stesso, la domanda di device che consumano molti dati, come iPhone, iPad e i telefoni Android, sta fortemente aumentando nei Paesi maturi: per esempio, il numero di connessioni per dati mobili in Europa salirà in media del 15% l’anno di qui al 2014 fino a 270 milioni, secondo Idc. I due fenomeni concorrono a convincere le telco occidentali a tornare a concentrarsi sul mercato domestico.

Diversi annunci recenti provano la mutata strategia delle telco per il 2011. Vivendi a gennaio ha fatto sapere che intende abbandonare l’idea di creare un gruppo telecom pan-africano, per concentrarsi invece sul business domestico, possibilmente acquisendo da Vodafone la quota di Sft che ancora non possiede. La stessa Vodafone, il più grande operatore mobile per fatturato, ha ridimensionato le sue ambizioni di espansione sui mercati emergenti, dopo aver venduto l'anno scorso le partecipazioni in China Mobile e Polkomtel (Polonia).

Questo ritorno agli investimenti in patria non vuol dire la fine delle operazioni di M&A, sottolineano i consulenti di Prtm. Alcuni operatori continuano a cercare acquisizioni selezionate sui nuovi mercati, come France Telecom che si è diretta verso Iraq, Algeria e Cambogia. Intanto la ricerca di una chiara leadership sui mercati domestici potrebbe portare a una fase di consolidamento in Gran Bretagna, dove 3 di Hutchison Whampoa fatica a tener testa ai concorrenti in termini di market share. Negli Usa, T-Mobile di Deutsche Telekom, secondo Prtm, si trova in una situazione simile.

“Gli investitori accoglieranno positivamente questo nuovo trend”, secondo Boris Boehm del fondo Aramea Asset Management di Amburgo. “Gli esperimenti in cui molte telco si sono lanciate sui mercati emergenti non sempre sono stati fruttuosi, occorre conoscere molto bene il mercato locale. Fare soldi sul mercato domestico è più facile”.

Più facile, ma non facile, nota ancora lo studio di Prtm. Occorre capire come monetizzare il crescente uso dei dati e gestire la spesa sulle infrastrutture necessaria per sostenere il boom. Anche se Gartner prevede che le revenues globali delle applicazioni mobili quasi triplicheranno a 15,1 miliardi di dollari nel 2011, la maggior parte di questo guadagno andrà agli sviluppatori dei programmi. Nel frattempo gli investimenti di rete annuali nella sola Europa cresceranno del 28% da oggi al 2014 a 3,7 miliardi di dollari, calcolano i ricercatori di Canalys.

La diffusione dell’uso dei dati mobili è stata “così veloce e esplosiva” da cogliere di sorpresa gli operatori mobili, commenta John Tysoe, fondatore di The Mobile world, società di consulenza londinese che ha lavorato allo studio di Prtm. Trovare un modo per gestire la crescita della domanda di dati sul mercato domestico resta per le telco la sfida più critica, perché la strategia di imporre tariffe a consumo al posto dei piani dati senza limite, secondo Shah di Prtm, potrebbe rivelarsi difficile da far accettare agli utenti.

07 Febbraio 2011