Cisco, profitti a picco del 18%. Il ceo Chambers: "Fase transitoria ne usciremo più forti"

TRIMESTRALE

Margini di guadagno sempre più risicati per switch e router a causa del crollo dei prezzi e della stretta stretta sugli investimenti da parte delle PA. Gli analisti scettici sulla ripresa ma l'azienda si fa forte dei 40 miliardi di dollari cash

di Patrizia Licata
Pressione sui prezzi nei mercati core e flessione delle vendite dei prodotti consumer più profittevoli: sono gli elementi che hanno determinato il calo dei profitti (-18%) di Cisco Systems nel secondo trimestre fiscale e soprattutto la contrazione dei margini (-3%) per il quarto trimestre consecutivo, un dato che gli analisti seguono con molta attenzione e che porta alcuni a dubitare che il colosso californiano del networking possa sostenere nel lungo termina la crescita di fatturato e utili.

Parte di questa crescita, infatti, dipende da prodotti meno costosi e con margini di guadagno limitati destinati più al mercato consumer che aziendale. Soffrono poi i business maturi, come quello dei switch, che rappresenta circa il 30% delle revenues di Cisco, ma che risente della pressione sui prezzi esercitata da concorrenti come Hewlett-Packard e della rivoluzione portata dal cloud computing, nota il Financial Times. Le vendite di switch sono scese per tre trimestre consecutivi, mentre i guadagni dai router, altro segmento maturo per Cisco, sono diminuiti del 9% rispetto al trimestre precedente. L’azienda di San Jose, infine, deve fare i conti con il rallentamento della spesa da parte delle pubbliche amministrazioni dei Paesi sviluppati.

“Cisco ci appare in una posizione difensiva e non siamo sicuri che i margini lordi possano migliorare presto, specialmente perché Cisco non intende perdere quote di mercato”, afferma Mark Sue, analista di Rbc Capital. "Non si può avere tutto".

Nel trimestre terminato il 29 gennaio, l'azienda ha registrato utili pari a 1,52 miliardi di dollari, o 27 centesimi per share, meno delle attese di Wall Street (30 centesimi) e in calo rispetto a 1,85 miliardi, o 32 centesimi di dollari ad azione, dello stesso periodo di una anno fa. Escludendo alcuni costi straordinari, l’earning per share è sceso da 40 a 37 centesimi. Le revenues sono cresciute del 6% a 10,41 miliardi di dollari, più di quanto preventivato dalla stessa Cisco a novembre scorso, ma ciò che preoccupa gli analisti è il fatto che il margine lordo è sceso al 62,4%. Il Chief financial officer Frank Calderoni ha dichiarato di prevedere margini lordi per il resto dell’anno compresi fra il 62% e il 63%.

Il Chief executive John Chambers ha ammesso che Cisco deve fare fronte alla pressione sui prezzi dei suoi prodotti tradizionali, ma ne ha minimizzato l’impatto, sottolineando invece che l’azienda sta gestendo la transizione verso la nuova generazione delle attrezzature di switching, che garantirà prezzi più favorevoli.



Per il terzo trimestre fiscale Chambers si aspetta revenues in crescita del 4-6% rispetto all’anno precedente, ben al di sotto delle previsioni precedenti di Cisco, ma nel quarto trimestre l’aumento del fatturato dovrebbe essere più marcato (8-11%). Gli adjusted earnings del terzo trimestre dovrebbero attestarsi fra i 35 e i 38 centesimi per share, contro la stima di 40 centesimi di Wall Street, ma il Ceo è ottimista: “Quando questo periodo sarà alle spalle, penseremo che sarebbe stato meglio non averlo mai vissuto, e tuttavia ci avrà reso più forte nel lungo periodo”.

Gli investitori restano scettici: ieri il titolo Cisco ha perso parecchi punti in Borsa sulla scia dei risultati trimestrali pubblicati e dei giudizi negativi degli analisti che temono che la crescita in nuove aree non riesca a bilanciare la perdita di business in quelle tradizionali. Secondo il Ft, però, Chambers ha delle opzioni e, in particolare, i 40 miliardi di dollari cash in bilancio: sono stati messi da parte per i giorni del bisogno e ora, scrive il quotidiano economico, sarebbe il momento di usarli.

11 Febbraio 2011