Zte attacca Washington: "Ingerenza nel business"

USA-CINA

L'azienda cinese, bloccata nel tentativo di fornire attrezzature di rete ai grandi carrier Usa, chiede una "competizione più leale". Il Cfo Wei: "Nella gara per la fornitura a Sprint Nextel avremmo dovuto vincere"

di Patrizia Licata
Gli Stati Uniti dovrebbero favorire la creazione di condizioni di business eque per tutti i player e limitare l'interferenza del governo: a dirlo è Wei Zaisheng, chief financial officer di Zte, l’azienda cinese delle attrezzature telecom che lamenta di essere stata ostacolata lo scorso anno proprio da Washington nei suoi tentativi di diventare fornitore dell’operatore americano Sprint Nextel.

“Per Sprint lo scorso anno avevamo tutti i requisiti per diventare partner chiave”, afferma Wei. “Il governo dovrebbe promuovere un ambiente equo, leale e libero per i commerci e non interferire”.

Lo scorso anno Zte e l'altro big cinese del settore, Huawei Technologies, sono state citate in una lettera indirizzata alla Federal communications commission da quattro parlamentari che chiedevano all’agenzia di indagare più a fondo sui produttori cinesi di telecom equipment e prendere in considerazione delle restrizioni alle loro possibilità di fare affari negli Usa. La lettera, firmata dai senatori Democratici Jon Kyl, Joseph Lieberman e Susan Collins e dalla Repubblicana Sue Myrick, è stata spedita alla Fcc poche settimane prima che si chiudesse la gara indetta da Sprint Nextel per scegliere il fornitore per il suo progetto multimiliardario di aggiornamento della rete. Zte e Huawei facevano parte del gruppo di sei vendor in lizza per la commessa, ma non sono state scelte.


Zte oggi fornisce terminali (feature phones, data card wireless) anche ai maggiori operatori americani (Verizon Wireless, T-Mobile Usa, Sprint Nextel, At&t), ma attrezzature di rete solo ai più piccoli: gli Stati Uniti - e anche l'Europa - si preoccupano per la possibile influenza di Pechino che si celerebbe dietro la compagnia (e anche dietro Huawei) e temono l'ingresso dei cinesi sulle reti di comunicazione per questioni di sicurezza nazionale.

Proprio riguardo l'Europa, il Cfo di Zte ha commentato anche il documento confidenziale della Commissione Ue, circolato nei giorni scorsi, che puntava il dito contro il pesante appoggio dato da Pechino e dalle banche cinesi alle aziende nazionali, che garantirebbe loro un vantaggio sleale sui concorrenti occidentali. “Si tratta di un malinteso”, afferma Wei, secondo il quale le linee di credito concesse a Zte non hanno alcun rapporto diretto con le sue transazioni con i clienti e sono usate per scopi operativi; le aziende di proprietà dello Stato che hanno partecipazioni in Zte, inoltre, non interferirebbero nel suo business.

11 Febbraio 2011