Giornali sul piede di guerra, Apple vuole il 30% delle revenues

ABBONAMENTI

Definita la nuova offerta per gli abbonamenti su iPhone e iPad tramite l'App Store. Un terzo degli introiti degli editori nelle casse della Mela

di Patrizia Licata
Parte il nuovo servizio di abbonamento Apple a riviste e giornali per gli utenti di iPhone e iPad, ma gli editori e gli altri fornitori di servizi multimediali non sono molto entusiasti della divisione dei ricavi imposta dall'azienda di Cupertino. Il servizio, disponibile sull'App Store, consente ad Apple di trattenere il 30% del prezzo di tutti i contenuti acquistati tramite la sua piattaforma. Apple impone poi che il prezzo offerto per gli abbonamenti acquistati tramite il suo App Store sia uguale o inferiore a quello proposto sui siti web degli editori: le nuove norme imposte dalla casa della Mela, che si applicano a livello internazionale, affermano che se gli editori hanno un’offerta di abbonamento digitale devono fare unofferta uguale, se non più vantaggiosa, sull'App Store. Gli editori possono offrire abbonamenti anche dal proprio sito web, ma non si può collegare il sito alla alla app.

“Apple ha annunciato oggi un nuovo servizio di abbonamento disponibile per tutti gli editori di app basate su contenuti presenti sull’App Store, incluse le riviste, i quotidiani, i video, la musica, ect. Questo è lo stesso innovativo servizio di fatturazione per abbonamenti digitali che Apple ha recentemente lanciato con l’app The Daily di News Corp”, spiega l’azienda in un comunicato.

Gli abbonamenti acquistati all'interno dell’App Store saranno venduti con lo stesso sistema di fatturazione App Store che è stato usato per comprare miliardi di applicazioni e di acquisti in-app. Gli editori fissano il prezzo e la durata dell’abbonamento (settimanale, mensile, bimestrale, trimestrale, semestrale o annuale). Poi, con un solo click, i clienti scelgono la lunghezza dell’abbonamento e ricevono automaticamente l’addebito in base alla lunghezza dell’impegno scelto (settimanale, mensile, ecc.). I clienti possono rivedere e gestire tutti i propri abbonamenti dalla pagina del proprio account personale, inclusa anche la possibilità di annullare il rinnovo automatico di un abbonamento. Apple processa tutti i pagamenti, mantenendo lo stesso 30% che trattiene oggi per altri acquisti In-App, spiega l’azienda. 



"La nostra filosofia è semplice: quando Apple porta un nuovo abbonato alla app, Apple guadagna un 30%, quando l'editore porta un utente esistente o un nuovo abbonato all’app, l'editore mantiene il 100% e Apple non guadagna nulla", spiega Steve Jobs, Ceo di Apple. "Tutto ciò che chiediamo è che, se un editore sta facendo una offerta di abbonamento al di fuori dell’app, le stesse (o migliori) offerte vengano proposte all'interno della applicazione, in modo che i clienti possano facilmente abbonarsi con un click direttamente dall’app. Crediamo che questo servizio di abbonamento innovativo fornirà agli editori una nuova opportunità per ampliare l'accesso ai loro contenuti digitali su iPad, iPod touch e iPhone, accontentando sia i nuovi abbonati che quelli già esistenti."

Gli editori che utilizzano il servizio di abbonamento Apple nella propria applicazione possono sfruttare anche altri metodi per l'acquisizione di utenti digitali al di fuori dell'applicazione. Ad esempio, gli editori possono vendere abbonamenti digitali sui propri siti web, o possono scegliere di fornire l'accesso gratuito agli abbonati esistenti. Dal momento che Apple non è coinvolta in queste operazioni, non viene applicata alcuna revenue sharing. Tuttavia, Apple richiede che l’editore, qualora decidesse di vendere un abbonamento digitale separatamente, al di fuori della app, renda disponibile la stessa offerta di abbonamento, allo stesso prezzo o inferiore, a clienti che desiderano sottoscriverlo da dentro l'applicazione. Inoltre, gli editori non potrebbero fornire più, nelle loro applicazioni, i link (ad un sito web, ad esempio) che permettono al cliente di acquistare contenuti o abbonamenti al di fuori dell'applicazione.

Apple sta dettando condizioni sempre più severe per il commercio sui suoi dispositivi mobili di grande successo, commenta il Financial Times, esigendo una quota del 30% su tutti i contenuti in abbonamento venduti direttamente tramite iPad e iPhone. Queste regole, che secondo gli editori faranno arrivare più abbonati ai giornali attraverso il negozio di applicazioni di Apple, probabilmente incideranno sulle entrate che i proprietari di contenuti guadagnano da tablet e smartphone, vista l’imponente quota che Apple trattiene.

"Vengono offerte delle opportunità agli editori, ma non c’è da essere molto entusiasti", dichiara Ned May, capo analista di Outsell. "Apple vuole fare i soldi con i contenuti, non solo con i device, e gli editori dovranno accontentarsi di una fetta di torta più sottile". E infatti gli editori già si lamentano che, mentre la stampa sta incontrando difficoltà nella conversione dalla carta stampata al digitale, Apple sfrutti la popolarità dei suoi apparecchi e di iTunes e App Store per assicurarsi una quota sempre maggiore nel mercato dei media e dell'intrattenimento.

16 Febbraio 2011