Liberalizzazione postale: esclusa l'Agcom

DECRETO ROMANI

In commissione Trasporti e Tlc della Camera passa a maggioranza il provvedimento che affida ad un'agenzia ministeriale e non all'Authority di Calabrò i poteri di vigilanza. La palla passa al Senato

di F.M.
Passa a maggioranza in Commissione Trasporti e Tlc della Camera il decreto Romani sulla liberalizzazione del mercato postale. Stando a quanto stabilito dal provvedimento del ministro per lo Sviluppo economico spetterà a una nuova agenzia, da istituire sotto il cappello del ministero, la vigilanza sul mecato mercato. Agenzia finanziata da un fondo di compensazione cui tutte le aziende del settore contribuiranno e che sarà creata accorpando gli uffici di via Veneto che fino ad ora hanno seguito la materia.

Il risultato del voto non è piaciuto alle opposizioni che accusano il governo di essere "liberalizzatore a parole e statalista nei fatti".
"Un governo e una maggioranza che si riempiono la bocca di buoni propositi sulle liberalizzazioni - sottolineano  i parlamentari del PD Paolo Gentiloni, Mario Lovelli e Michele Meta - hanno varato un decreto che, in contrasto con la direttiva europea, prevede un mercato postale dimezzato e privo di una authority indipendente di controllo".

"Il decreto Romani, infatti - osservano gli esponenti del PD - affida ad una agenzia dipendente dal Ministero il ruolo di regolazione, nonostante sia già in atto una procedura di informazione Ue per l'assenza di un regolatore autonomo, mantiene una rilevante riserva di settori del mercato postale a favore del monopolista pubblico, prolunga fino a 15 anni l'affidamento diretto a Poste Italiane del servizio universale e dei relativi finanziamenti pubblici; ". "E' una decisione scandalosa - concludono Gentiloni, Lovelli e Meta - che arriva mentre si parla molto di modifiche costituzionali e nonostante le critiche molto dure riservate dai presidenti Calabrò e Catricalà a questo decreto antiliberalizzatore". Il PD chiedeva invece che i poteri regolatori fossero affidati all'Agcom.

La scelta di non affidare il potere di vigilanza all'Authority per le Tlc - aveva spiegato Romani nel presentare il decreto a fine 2010 - "riguarda la natura stessa delle liberalizzazioni, che contrariamente alle Tlc, è senza privatizzazione. In altre parole restando pubblico l’incumbent meriterebbe un trattamento particolare. “Credo che, aprendo con equilibrio alla concorrenza, sia stato giusto avere un occhio di riguardo per Poste – aveva puntualizzato spiega Romani - Sono stato contrario ad affidare le competenze all’Agcom perché a volte le Authority tendono a fare politica industriale anziché fare i regolatori”.

17 Febbraio 2011