"Più a meno": Teletu rilancia sul mix convenienza-qualità

MERCATI

L'Ad Bragadin: "Risultati oltre le attese. Abbiamo colpito nel segno"

di G.C.
«Abbiamo colpito nel segno». E colpito nel segno significa obiettivi raggiunti ma anche qualcosa più il là. Marco Bragadin, amministratore delegato di Teletu, può spegnere soddisfatto la prima candelina.
Un gesto che marca un anno di attività da quando il vecchio marchio Tele2 è sparito dal mercato e segna il traguardo di tre anni dall’assunzione del controllo da parte di Vodafone Italia. È abbastanza agevole leggere l’imprinting di Teletu dentro le cifre che la capogruppo ha appena reso note: nel 2010 i ricavi da rete fissa sono aumentati dell’8,9% raggiungendo quota 221 milioni di euro. Tale crescita è stata sostenuta dall’incremento dei ricavi Adsl, i cui clienti si sono attestati a quota 1.579.000, con un aumento del 31,4% rispetto a dicembre 2009 grazie alla conquista di 122.000 attivazioni nette nell’ultimo trimestre. È facile immaginare che l’apporto di Teletu è stato significativo al raggiungimento dei target.
È così dott. Bragadin?
Posso dirle che abbiamo fatto la nostra parte e offrirle un dato qualitativo che bene spiega l’evoluzione del mercato in Italia. Tre anni fa, quando è iniziata la gestione Vodafone, soltanto un quinto dei nostri abbonati aveva scelto di prendersi un abbonamento Adsl oltre al telefono fisso. Oggi ben tre quarti dei nostri clienti sono collegati ad Internet in banda larga grazie ai nostri servizi. Questo significa che siamo diventati un operatore di banda larga a tutti gli effetti.
Che però copre soltanto una parte del territorio.
Siamo un operatore che ha fatto molti investimenti in infrastrutture. Una quota molto significativa dei nostri clienti viene gestita direttamente da noi con linee nostre, che non sono affittate da Telecom Italia.
E questo che vantaggi dà?
Rispetto al bitstream, l’unbundling consente di essere noi i responsabili di tutta la filiera, di offrire ai clienti un servizio migliore e più accurato, di monitorare meglio la rete e di potere intervenire immediatamente se ci sono problemi. Senza dovere passare per la trafila che ci obbliga ad avvertire Telecom Italia se c’è qualcosa che non va.
Non mi ha risposto sulla copertura del territorio.
Oggi i nostri servizi a banda larga raggiungono circa il 50% della popolazione italiana. Per ovvi motivi il cento per cento non sarà mai ottenibile, ma pensiamo di aumentare l’offerta dei nostri servizi anche in molte aree che oggi non raggiungiamo. L’attuale copertura non è il punto di arrivo cui aspiriamo.
Si offende se vi definisco un operatore low cost?
No, ma non è una definizione accurata. Siamo un operatore che tiene molto al valore del denaro dei nostri clienti, a valorizzare quel che c’è dentro il salvadanaio delle famiglie, se mi fa usare un’immagine legata alle nostre campagne pubblicitarie. Però teniamo molto anche alla qualità del servizio, ad offrire molto più della semplice connessione a basso prezzo. È questo, del resto, il senso degli investimenti che abbiamo fatto e continueremo a fare nell’unbundling e nel costante miglioramento della qualità del servizio offerto dai nostri call center. Ci teniamo alla “cura” del cliente. Convenienza e qualità, “più a meno”, se mi fa usare questo claim.
Obiettivo?
Rispondere sempre meglio alle esigenze degli abbonati con servizi accurati, allargando la paletta della nostra offerta oltre al servizio basic della voce e della connessione a Internet. Abbiamo cominciato col proporre prodotti come antivirus e netbook. I risultati sono andati oltre le nostre attese. Questo ci rafforza nella decisione di continuare su questa strada.

21 Febbraio 2011