"Wi-fi gratis? Un grave errore"

RETI PUBBLICHE

Le aziende dell'Ict contro le iniziative della PA: concorrenza sleale, un danno per il Sistema Italia

di Mila Fiordalisi
Il wi-fi pubblico gratis? Fa male alle telco, alla PA e, soprattutto, al Sistema Italia. Questa, in sintesi, la tesi portata avanti da buona parte delle aziende di Ict operative sul mercato tricolore.

A farsi portavoce del j’accuse nazionale ci ha pensato il presidente di Asstel Stefano Parisi. “Gli operatori di Tlc sono chiamati a fare un grande sforzo di investimento sul fronte della rete di nuova generazione di cui l’Italia si deve necessariamente dotare. Ma se vogliamo le Ngn in Italia è del tutto fuorviante e irrealistico continuare a propagandare Internet gratis per le città italiane”. Parisi, nel chiedere ai rappresentanti del mondo politico di “fare chiarezza” su un tema considerato “molto delicato” puntualizza che l’offerta di connessioni gratuite da parte di Province e Comuni si configura come un’invasione di campo anticoncorrenziale. “Vuol dire fare concorrenza sleale con i soldi pubblici, statalizzare uno degli interventi di natura più decisamente privata, che è appunto l’investimento nelle reti di nuova generazione. Questo è puro populismo che va superato”.

Contro l’Internet pubblico gratuito si schiera il numero uno di Vodafone Italia Paolo Bertoluzzo secondo il quale la diffusione del wi-fi outdoor deve avvenire tramite iniziative private e commerciali o come opzione limitata nello spazio e nel tempo. “In caso contrario bisogna rivedere in un’altra ottica i rapporti fra gli operatori e lo Stato”.
“Gli operatori impegnati negli investimenti nelle nuove reti non possono essere cannibalizzati all’interno delle aree urbane”, aggiunge Bianca Maria Martinelli, direttore Affari Pubblici e Legali e consigliere di amministrazione di Vodafone Italia. “Il wi-fi pubblico nelle aree urbane si sovrappone alle reti private già realizzate sul territorio. Il tutto, associato ad un’offerta pubblica di servizi gratuiti, diventa insostenibile per gli operatori”.

Sul fronte del no si schierano anche Cesare Avenia, Ad di Ericsson e il numero uno di Cisco Italia David Bevilacqua. “Le amministrazioni pubbliche – sostiene Avenia - sono libere di fare le politiche che vogliono, ma è evidente che l’offerta di connessioni gratuite è scorretta nei confronti delle aziende dell’Ict. E ciò non fa bene alle stesse amministrazioni pubbliche: si privano della possibilità di introiti utili per risanare i bilanci e di nuove revenues, e con questa strategia difficilmente potranno poi portare avanti la bandiera degli investimenti nelle nuove reti. Se non si dà il giusto valore a Internet e alla connettività adesso, come si farà a convincere il Paese che migrare all’ultrabroadband rappresenta un’evoluzione necessaria per il futuro dell’Italia stessa?” Avenia aggiunge che “se si vuole innescare il circolo virtuoso degli investimenti bisogna dare garanzie: le infrastrutture hanno bisogno di manutenzione e gestione e ciò ha un costo, non si può non considerare l’impegno delle aziende del comparto”.

Da parte sua Bevilacqua invita a riflettere sul concetto di rete “sociale”, di offerta pubblica di servizio. “Se così stanno le cose allora il servizio rientra fra quelli regolamentati e quindi deve essere gestito in quanto tale: la tariffa va regolata dall’Authority”.

Franco Micoli, Responsabile Regulatory & Public Affairs di Alcatel-Lucent Italia sottolinea che “bisogna chiarire qual è, a questo punto, il business model della PA. La PA può certamente decidere di erogare gratuitamente alcuni servizi, ma a patto che sia garantita la sostenibilità economica. Siamo sicuri che le PA che hanno deciso di offrire le connessioni gratuitamente abbiano fatto i conti?”

Fa un ragionamento diverso l’Ad di Telecom Italia Franco Bernabè: le iniziative di connettività gratuita portate avanti dalle PA potrebbero avere un ritorno positivo per le telco perché andrebbero a stimolare la domanda di banda larga, ad oggi in Italia ancora carente. Bernabè auspica però che l’offerta free sia accompagnata da iniziative di formazione che coinvolgano quella fascia di popolazione ancora non “digitalizzata”.

07 Marzo 2011