Bruxelles mette in mora l'Italia. Fuori tempo sul 112

TLC

In Italia i servizi di soccorso continuano a non disporre delle informazioni che permettono di identificare il luogo da cui provengono le chiamate al 112 effettuate a partire da telefoni cellulari, contrariamente a quanto prevede la normativa Ue e nonostante la sentenza della Corte di giustizia del gennaio scorso.

La denuncia arriva dalla Commissione europea, che ha deciso di inviare all'Italia una lettera di messa in mora, secondo passo della procedura Ue, invitandola a conformarsi alla sentenza della Corte e a rendere disponibili ai servizi di soccorso le informazioni sull'ubicazione del chiamante per tutte le chiamate al 112. L'Italia rischia una multa se il caso dovesse approdare di nuovo alla Corte. «Per un funzionamento efficace del numero unico europeo di emergenza 112 è fondamentale che i servizi di soccorso possano conoscere l'ubicazione del chiamante», afferma in una nota Viviane Reding, commissario europeo alle telecomunicazioni. «Nella maggior parte degli Stati membri questo servizio è già operativo e non ci sono motivi per cui l'Italia non possa metterlo a disposizione dei suoi cittadini.

La Commissione - prosegue il commissario - deve portare avanti il procedimento di infrazione contro l'Italia, sia per garantire l'osservanza della sentenza della Corte di giustizia sia perché la possibilità di conoscere l'ubicazione esatta di chi chiama il 112 è uno strumento che può contribuire a salvare vite umane in situazioni di emergenza». Qualora non si conformi entro due mesi a questa richiesta, il nostro Paese corre il rischio di essere multato per mancato rispetto della sentenza della Corte

14 Maggio 2009