Asta Lte a rischio. Frequenze insufficienti

PNRF

Traballa la gara da cui il governo prevede di incassare 2,4 miliardi. Nella bozza di revisione del Piano di ripartizione frequenze mancano all'appello quelle a 2,6Ghz indispensabili alle telco per realizzare il broadband mobile di prossimità

di Roberta Chiti
Fumata nera per la gara Lte: le frequenze su cui puntano gli operatori di Tlc per realizzare la banda larga mobile del futuro non bastano. Mancano all'appello quelle in mano alla Difesa che chiede, per rilasciarle, un corrispettivo economico. Rischiano di conseguenza di svanire i 2,4 miliardi di euro previsti dalla legge di stabilità 2011 di Tremonti. Tra le porzioni di spettro rese disponibili dalla bozza di revisione del Piano nazionale di ripartizione delle frequenze (pubblicata sul sito del ministero dello Sviluppo economico) mancano infatti le frequenze a 2,6Ghz, indispensabili alle telco per realizzare l'Lte di prossimità, il broadband mobile superveloce tipico delle grandi città. Sono stati invece "dislocati" alle comunicazioni elettroniche le frequenze in 800Mhz (dal canale 61 al 69), finora in mano alle tv locali.

Giorni caldi al ministero dello Sviluppo economico dove sono in corso le audizioni con le categorie interessate. Sul tavolo il nuovo corso del Piano nazionale di ripartizione frequenze: la "bozza di decreto di modifica" (in osservanza della decisione presa dalla Commissione europea (2010/267/Ue), "Armonizzazione delle condizioni tecniche d'uso della banda di frequenze 790-862 Mhz per sistemi terrestri in grado di fornire servizi di comunicazione elettroniche nell'Unione europea") prevede la riorganizzazione dell'uso di alcune quote di spettro, e la più vistosa è quella che riguarda la banda 790-862 (banda 800Mhz).

Si tratta dei famosi canali 61-69 assegnati alle emittenti locali e al centro di violente polemiche: da ora l'utilizzo di quella porzione di spettro radio cambia. Non più televisione, ma telefonini e tablet. In particolare si tratta della banda 790-862Mhz che ora viene dunque riassegnata al "mobile terrestre" per servizi di comunicazioni elettroniche. È certo che l'operazione non passerà indenne dai tavoli delle audizioni: dopo l'incontro di oggi con i broadcaster e quello di domani con le telco, giovedì saranno le tv locali (oltre ai produttori di terminali e al ministero della Difesa) a essere audite dal ministero. Le due associazioni principali di categoria, Aeranti-Corallo e Frt, già promettono battaglia: "Ingiusto sacrificare quote di frequenze alle tv locali mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro quando alle tv nazionali verranno assegnate gratis, in beauty contest, i 5+1 multiplex".

Se le emittenti locali dichiarano guerra alla proposta del nuovo Piano, è sull'assenza di frequenze alte che si gioca però la possibilità dell'asta miliardaria. Sono solo 60 su 190 i Mhz resi disponibili nella banda 2,6Ghz che serve a realizzare l'Lte di prossimità. I restanti 135 sono ancora bloccati dal ministero della Difesa che chiede un corrispettivo economico come già avvenuto in occasione delle gare per l'Umts e Wimax. La partita sembra ancora aperta.

08 Marzo 2011