Asta Lte anche senza la Difesa

FREQUENZE TLC

Accordo lontano con i militari per la liberazione delle frequenze "alte" (2,6Ghz) della gara da 2,4 miliardi. La partita si gioca ora sullo spettro televisivo: parte la trattativa con le tv locali. Allo studio l'introduzione di un regime di must carry

di Roberta Chiti
C'è ancora un grande punto interrogativo che incombe sull'asta Lte, la gara a favore delle Tlc per le frequenze che costituiranno il perno della futura banda larga mobile. Cosa ci sarà nel pacchetto che verrà battuto? Domanda delle cento pistole. Da cui dipende il successo di un'operazione da 2,4 miliardi, centrale per il governo e che a cascata, in caso di fallimento, impatterà direttamente sulle spese dei ministeri: se l'asta non dovesse andar bene, ha lanciato ieri l'allarme il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, "si ricorrerebbe a tagli lineari in tabella C, cioè direttamente alle spese dei singoli ministeri".

E salvo colpi di scena, il "pacchetto" conterrà solo parte delle frequenze prospettate: quelle del dividendo esterno, "televisive", i canali dal 61 al 69 della pregiata banda 800Mhz. Ma non quelle alte, a 2,6 Ghz, ancora in mano al ministero della Difesa con cui, a quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, è ancora lontano un accordo con il ministero dello Sviluppo economico. "Il ministero della Difesa ha manifestato una tendenziale disponibilità" ha infatti detto il presidente Agcom Corrado Calabrò aggiungendo che le frequenze "saranno liberate - questa la sua esortazione - perché non possono non esserlo". In gioco, appunto, l'esito della gara: il "buco" delle frequenze a 2,6Ghz sarebbe difficile da sostenere di fronte ai futuri candidati all'asta, le società di Tlc, a cui si chiede di sborsare 2 miliardi e mezzo. Oltretutto, mentre il governo sta per assegnare in beauty contest i 5+1 multiplex alle tv nazionali (compresa Sky), confermato oggi da Romani. La settimana prossima sarà decisiva per conoscere l'esito delle trattative sulla porzione dello spettro radio militare. Si tratta di 190 Mhz di spettro di cui la Difesa tiene bloccati 135Mhz, necessari però alle telco per realizzare l'Lte di prossimità.

Ma la partita più bollente si giocherà sulla parte bassa dello spettro: sulla banda 800Mhz, la "terra promessa" degli operatori di telecomunicazioni. Fino a oggi i canali dal 61 al 69 che il Piano nazionale di ripartizione frequenze modificato dal ministero dello Sviluppo economico destina ai servizi di comunicazione elettronica, erano in mano alle emittenti locali. Che promettono battaglia: la richiesta è che ogni operatore di tv analogica possa diventare operatore digitale. Le trattative fra associazioni e ministero sono aperte e molteplici le ipotesi sul piatto: accanto a eventuali soluzioni economiche si studia l'introduzione di un regime di must carry che garantisca alle emittenti "esuli" l'ospitalità sulle piattaforme di emittenti titolari di concessione.

In particolare ha una storia a sé il canale 69, storicamente del ministero della Difesa, che nel corso dello switch off era stato assegnato, dietro richiesta del ministero dello Sviluppo economico, alle tv locali. È sul 69 che oggi il ministro Romani ha chiarito la posizione dei militari: "Il ministero della Difesa aveva una sorta di riserva sul canale 69 che dovrà essere messo a disposizione come tutti gli altri canali della Banda 800". In cambio della "non restituzione" del canale 69, al ministero della Difesa potrebbero venire assegnate porzioni nelle frequenze Vhf.

10 Marzo 2011