Business mobile in Europa. Il boom dei dati non basta

LO STUDIO

Wireless Intelligence: l'aumento dei servizi trainati da smartphone e tablet non riesce a compensare il declino delle entrate dei carrier sui servizi voce. Il pareggio solo fra cinque anni

di Patrizia Licata
Il boom dei dati mobili non riesce ancora a fermare il declino dell’Arpu per i carrier europei: al ritmo attuale, i ricavi voce degli operatori mobili del nostro continente continueranno a superare quelli dei servizi non-voce per altri cinque anni, impedendo all'Arpu complessivo di crescere, secondo Wireless Intelligence.

Il ricavo medio per utente per i carrier attivi nell'Europa dei 27 si è ridotto del 20% negli ultimi tre anni, secondo le nuove statistiche della società di ricerca. Il mobile Arpu si attesta su una media di 20 euro nel 2010, in calo rispetto ai 25 euro del 2007 “principalmente a causa della continua discesa dei prezzi al minuto delle chiamate vocali, passate da 0,16 a 0,14 euro", spiega Wireless Intellligence. "La crescita dei ricavi dei servizi non-voce ha contribuito a stabilizzare l’Arpu complessivo ma non compensa ancora pienamente la flessione delle entrate voce", aggiungono gli analisti.

I ricavi dai servizi dati mobili, infatti, contribuiscono in media per meno del 15% all’Arpu mensile totale. Il revenue non-voce compresa la messaggistica si colloca su una media di 6 euro e il contributo dei dati è raddoppiato negli ultimi tre anni a poco meno della metà di tale somma.

"Nella maggior parte dei mercati europei maturi, i grandi operatori guadagnano in media dai servizi non-voce circa un terzo del revenue dei ricavi totali dai servizi”, nota Joss Gillet, senior analyst di Wireless Intelligence. Le entrate non-voce di Vodafone, per esempio, sui suoi quattro principali mercati europei (Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) rappresentano circa il 33% del fatturato totale dei servizi. Per Orange in Francia le entrate non-voce sono il 31% del totale dei servizi e per T-Mobile in Germania il 29%.

La situazione è ben diversa altrove, nota Wireless Intelligence: la giapponese Softbank ha reso noto che le entrate non-voce hanno superato la voce lo scorso anno, quando hanno rappresentato il 54% del totale, e Ntt DoCoMo è vicina al pareggio (il 49% delle entrate dei servizi sono dai servizi non-voce). Kddi a sua volta è al 45%.

Quanto ci vorrà per gli operatori europei per raggiungere risultati analoghi a quelli delle grandi telco giapponesi? "Al ritmo attuale, i carrier europei potranno generare metà del revenue servizi dai servizi non-voce in cinque anni", prevede Gillet. Nel frattempo, il quadro complessivo continuerà a presentare diverse sfide ai carrier, nota l'analista: "I ricavi dei servizi voce continueranno a diminuire gradualmente, i mercati diventeranno più saturi (il che limita ulteriormente le prospettive di crescita) e saranno richiesti forti investimenti per migliorare la qualità della rete e soddisfare la crescita della domanda".

11 Marzo 2011