Frequenze, l'allarme dei piccoli carrier: "I governi pensano solo a batter cassa"

I PICCOLI CARRIER

Ecta: le gare per lo spettro televisivo che si stanno svolgendo nei vari Paesi rischiano di favorire solo i grandi player. La priorità è incassare, non aumentare la concorrenza

di Patrizia Licata
Le aste dello spettro in Europa, in cui si assegneranno le preziose frequenze del dividendo digitale esterno, non riusciranno a favorire la concorrenza apportando vantaggi ai consumatori, ma confermeranno il predominio dei grandi operatori telecom. A sostenerlo sono i piccoli carrier del continente. 

Le prime aste per il digital dividend si sono già svolte in Olanda, Svezia e Germania e gli altri Paesi europei seguiranno a ruota a partire dall'anno prossimo, ma, a parte il caso virtuoso dei Paesi Bassi, altrove la vendita e il riutilizzo delle frequenze liberate dalle emittenti tv per i servizi Internet mobili ultra-veloci sono riusciti a far poco in termini di maggiore competizione, sostiene la European competitive telecommunications association. I grandi operatori sfruttano il proprio peso finanziario e politico per escludere i nuovi entranti dalle aste e costringerli a uscire dal mercato della telefonia mobile e il modo in cui le prossime aste vengono progettate non lascia ben sperare, lamentano i piccoli operatori telecom uniti nell'associazione con sede a Bruxelles.

Limitare la concorrenza può avere l'effetto di aumentare il costo dei servizi Internet mobili per i consumatori, di rallentarne l'adozione e di ostacolare la realizzazione dell’ambizioso obiettivo della Commissione europea di fornire il servizio di banda ultralarga, con velocità di download di 30 megabit al secondo, a ogni famiglia europea entro il 2020. "Quello che si è verificato con le aste finora non è andato nell'interesse dei consumatori", afferma sul New York Times Ilsa Godlovitch, direttore della European competitive telecommunications association. "Le aste hanno solo confermato uno status quo stagnante nella maggior parte dei mercati europei, a volte addirittura hanno ridotto la concorrenza".

Oltre ai principali operatori, gli altri beneficiari delle aste sono i governi europei, sempre più a corto di liquidi, ma che ancora riescono a ricavare profitti dai loro ex monopoli nazionali delle telecomunicazioni. Francia e Germania, per esempio, possiedono importanti quote di France Télécom e Deutsche Telekom, rispettivamente, e ricevono milioni di euro ogni anno in dividendi. In entrambi i Paesi, così come in Spagna con l’ex monopolio delle telecomunicazioni Telefónica, questi operatori sono tra le più grandi aziende nazionali anche in termini di posti di lavoro creati, e ciò ne determina un forte peso politico.

Gli operatori concorrenti da tempo si lamentano del fatto che gli ex-monopoli continuano a ricevere un occhio di riguardo da parte dei regolatori nazionali e che questo ostacola la libera concorrenza. Neelie Kroes, commissario europeo alle Telecomunicazioni, ha riconosciuto il problema assicurando che avrebbe lavorato insieme ai regolatori nazionali per progettare aste in grado di aumentare la concorrenza. "Le aste dello spettro devono essere ideate in modo da garantire che gli operatori facciano un uso ottimale di una risorsa limitata”, ha dichiarato la Kroes.

Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna e Svizzera non hanno ancora fissato formalmente le regole per le aste nazionali dello spettro negli 800 megahertz, che si svolgeranno nel 2012. Ma secondo i piccoli operatori, le aste che si sono già svolte non sono promettenti in termini di benefici per i consumatori. In Germania, l'asta per il digital dividend, svoltasi a maggio del 2010, è durata sei settimane e ha fruttato 4,28 miliardi di euro per il governo, ma solo i tre maggiori operatori, T-Mobile, Vodafone e O2 di Telefonica, sono riusciti ad acquistare porzioni di spettro - il modo in cui la gara è stata disegnata ha fatto sì che non potesse emergere un quarto operatore. A rimanere tagliata fuori è stata E-Plus, che fa parte del gruppo Kpn. Senza frequenze agguntive, E-Plus avrà difficoltà a gestire il boom del traffico dati generato da smartphone, tablet e device simili.

Il 4 marzo, la Svezia ha chiuso la sua asta del dividendo digitale, raccogliendo 324 milioni di dollari. Anche in questo caso, solo i quattro principali operatori, TeliaSonera, 3 Sweden, Telenor e Tele2, hanno comprato delle frequenze. Due concorrenti più piccoli, Com Hem, operatore del cavo, e Netett Sverige, che vende la banda larga nelle zone rurali, sono rimasti tagliati fuori. Per Borgklint, chief executive di Netett Sverige, che ha sede a Stoccolma, afferma che l'asta svedese aveva come priorità quella di generare entrate per il governo piuttosto che garantire l’ingresso di un nuovo concorrente nell’industria mobile nazionale. "L'asta svedese ha solo confermato lo status quo, che è quello di preservare fondamentalmente un oligopolio nel business mobile domestico", secondo Borgklint. "Questa non è stata una vittoria per i consumatori. Questo è mantenere o diminuire la concorrenza ".

In Gran Bretagna, dove il regolatore, Ofcom, ha intenzione di rendere noti i termini della sua asta il 21 marzo, l’operatore di rete più piccolo, 3 Uk, teme che la gara lo costringa alla fine a lasciare il mercato britannico. A gennaio, la Ofcom ha permesso ai tre principali operatori del Paese - O2, Vodafone e Everything Everywhere, la joint venture di Deutsche Telekom e France Télécom - di riutilizzare il loro spettro 2G per i servizi 3G. Ma 3 Uk, leader low-cost in Gran Bretagna e unico operatore ad offrire piani dati “senza limiti”, non possiede spettro 2G e non ha beneficiato della decisione del regolatore – anzi, la quota di 3 Uk dello spettro 3G in Gran Bretagna è scesa dal 25% al 9%.

"C'è il rischio reale nell’asta del Regno Unito che gli incumbent abbiano la grande opportunità di tagliare 3 fuori dal mercato", ha dichiarato Kevin Russell, chief executive di 3 Uk, che ha chiesto alla Ofcom, come già riportato anche dal Corriere delle comunicazioni, di riservare parte delle frequenze agli operatori più piccoli e di mettere un tetto alla quantità di spettro che un operatore può possedere. Un portavoce della Ofcom ha fatto sapere che il regolatore sta valutando l'ipotesi del tetto e che gli operatori potranno commentare i termini dell’asta prima che siano formalmente adottati in autunno. La gara si terrà nella prima metà del 2012.

I potenziali acquirenti dello spettro negli altri Paesi europei condividono le stesse preoccupazioni. Manuel Kohnstamm, presidente di Cable Europe, associazione con sede a Bruxelles che rappresenta gli operatori della tv via cavo, sostiene che i governi sono concentrati sulla realizzazione del massimo del guadagno, non sull’aumento della concorrenza nel lungo termine. L'industria del mobile, come l'industria del cavo, sta maturando, secondo Kohnstamm, il consolidamento è inevitabile e questo ridurrà il numero degli operatori di telefonia mobile. Non essendo le aste in grado di favorire l'ingresso di nuovi player, le aziende della tv via cavo che vorrebbero aggiungere i servizi mobili alle loro offerte tv e banda larga avranno meno partner potenziali, dice Kohnstamm.

L'unico Paese europeo che finora è riuscito a sfruttare la sua asta per lo spettro del dividendo digitale per aumentare la concorrenza è l'Olanda, che ad aprile 2010 ha realizzato una gara che ha assicurato che due nuovi entranti, Tele2, operatore con sede a Stoccolma, e Ziggo 4, joint venture tra l'operatore del cavo olandese Ziggo e Upc, divisione di Liberty Global, potessero acquistare delle frequenze. In questo caso, il governo ha messo un tetto alla quantità di spettro che le grandi potevano possedere: i principali operatori - Kpn, Vodafone e T-Mobile – hanno fatto causa sostenendo che il tetto fosse illegale, ma la corte ha respinto la loro istanza.

Le aste progettate per i prossimi mesi negli altri Paesi europei saranno fondamentali per la concorrenza nei mercati wireless. In Portogallo, uno dei mercati mobili più piccoli del continente, tre operatori, Portugal Telecom, Vodafone e Optimus, hanno definito il business nello scorso decennio, ma oggi si affaccia sul mercato un nuovo potenziale offerente, Oni Communications, azienda di Porto Salvo, che fornisce banda larga e servizi di comunicazione voce e video a 3.000 imprese, e il piccolo player teme che il governo portoghese, che aspira a raccogliere 200 milioni di euro dall'asta, organizzi un tipo di vendita che tagli fuori i nuovi competitor.

Per la maggior parte degli ultimi dieci anni, le quote di spettro dei principali carrier portoghesi sono rimaste relativamente stabili, con Portugal Telecom e Vodafone che detengono ciascuna il 40% e Optimus il 20%. "Il modo in cui questa asta sarà strutturata sarà fondamentale per il futuro della concorrenza in Portogallo", afferma Xavier Rodríguez-Martin, chief executive di Oni, che è controllata da una società di private equity di New York, Riverside. Oni ha intenzione di entrare in un consorzio con un grande operatore europeo per presentare un’offerta per nuove porzioni di spettro in Portogallo.

Secondo Rodriguez-Martin, ex dirigente di Telefónica, il governo portoghese sarebbe propenso a realizzare un beauty contest, che assegna licenze gratis a chi si impegna a realizzare nuove reti rapidamente. Tale modello di gara favorirebbe gli operatori grandi già presenti sul mercato che possono espandersi più rapidamente per usare il nuovo spettro. Questo può accelerare la realizzazione delle reti di banda larga mobile in Portogallo, ma a prezzi che sono meno attraenti per i consumatori, secondo il Ceo di Oni.

Il regolatore portoghese, Anacom, non ha finora rilasciato dettagli su come organizzerà l’asta, ma lo scorso dicembre uno dei vice presidenti dell'agenzia, Jose Manuel Ferrari Careto, ha detto ai giornalisti che il Portogallo intende condurre un’asta e non un beauty contest, perché è un sistema più equo e trasparente.

14 Marzo 2011