Tasse alle telco, Francia e Spagna deferite alla Corte Ue

FISCO

Nel mirino di Bruxelles l'imposizione di tasse indebite agli operatori a compensazione del mancato prelievo sulla pubblicità televisiva. Sul fronte delle frequenze Gsm, sotto la lente dell'Unione le politiche di Budapest e Madrid

di P.A.
Francia e Spagna sono state deferite alla Corte europea di Giustizia perché continuano ad imporre specifiche tasse agli operatori di telecomunicazioni, in violazione della normativa comunitaria. Sia nel caso di Parigi che in quello di Madrid, queste spese sono state imposte quando è stato deciso lo stop alle entrate pubblicitarie nella televisione pubblica.

La Commissione europea considera questo tipo di imposizione fiscale incompatibile con le regole Ue sulle telecomunicazioni, che richiedono che specifiche tasse agli operatori siano legate solo a coprire i costi della regolamentazione del settore. Bruxelles ha richiesto ai due paesi di modificare questo regime di imposte nell'ottobre del 2010, ma ad oggi queste tasse sono ancora in vigore.

Per la Francia, la tassa per gli operatori di telecomunicazioni ammonta allo 0,9% del totale dei profitti ricevuto dagli abbonati che superano i 5 milioni di euro. Da questa voce, il Tesoro francese intasca circa 400 milioni di euro l'anno. Nel caso della Spagna, lo stesso 0,9% pagato all'autorità nazionale delle telecomunicazioni per la prima volta ad ottobre del 2010, l'anno scorso avrebbe portato ad un incasso di circa 230 milioni di euro.

Ungheria e Spagna sono nel mirino di Bruxelles
per il mancato rispetto della direttiva Ue sui Gsm, che prevede che la frequenza di banda 900 Mhz possa essere usata per servizi di telefonia mobile più veloci, come internet.

Aprire questa banda di frequenze a delle tecnologie di accesso più avanzate, come quelle del sistema Umts, rappresenta per la Commissione europea una parte importante degli sforzi che mirano ad accelerare la promozione dei servizi senza fili a banda larga e alla loro diffusione.

Bruxelles ha quindi fatto richiesta a Budapest e Madrid di adeguarsi, con un parere motivato. Se i due paesi non informeranno la Commissione Ue sulle misure prese per rispondere a questi obblighi nel giro di due mesi, rischiano di essere portati davanti alla Corte di Giustizia europea, per poi pagare multe salate.

14 Marzo 2011