M-payment, Apple lascia l'iPhone 5 senza borsellino

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Mancanza di standard nell'industria, la casa di Steve Jobs non intende aggiungere la tecnologia Near field communication nella prossima versione del device. E invece Google si appresta ad avviare sperimentazioni a New York e San Francisco

di Paolo Anastasio e Patrizia Licata
Apple non intende integrare nella prossima generazione di iPhone, l’iPhone 5, la tecnologia Near field communication (Nfc) destinata allo sviluppo di servizi di m-payment. La casa della Mela non vuole imbarcarsi nell’m-payment in mancanza di standard ben definiti nell’industria. Lo rende noto l’Independent, precisando che l’annuncio è stato dato a diversi operatori britannici.

Gli ingegneri di Apple continueranno tuttavia a lavorare ad una soluzione basata sull’Nfc, tanto che secondo Bloomberg già quest’anno l’azienda di Steve Jobs renderà disponibile un “portafoglio” mobile che consentirà la gestione di file,, numeri di carta di credito, mini bilanci dei doni su iTunes e banche dati.

Al momento, Apple paga la commissione sui pagamenti via carta di credito di tutti gli acquisti conclusi su iTunes e sull’App Store. Introducendo un sistema analogo a PayPal, Apple potrebbe ridurre sensibilmente i costi, consentendo ai suoi partner di gestire in autonomia i prezzi dei rispettivi prodotti e servizi.

In ogni caso, Apple deve fare i conti con la concorrenza: a febbraio Google ha lanciato Android 2.3.3, che include funzionalità di m-payment. Anche Rim ha fatto sapere che la maggior parte nei nuovi BlackBerry in consegna nei prossimi mesi conterranno tecnologie Nfc, con funzionalità di m-payment e geolocalizzazione.

Gli analisti avevano previsto il lancio di soluzioni Nfc da parte di Apple già a partire dal novembre scorso, quando negli Usa Verizon Wireless, At&t e T-Mobile annunciarono il lancio congiunto entro 18 mesi di un network nazionale, battezzato Isis, destinato all’m-commerce, per promuovere i pagamenti mobili tramite i device dei consumatori.

E se Apple resta al palo sull'm-payment Google diversifica ancora il suo business in questa direzione. Il colosso di Mountain View avvierà nel giro dei prossimi quattro mesi i test di un servizio di portafoglio elettronico in alcuni negozi di New York e San Francisco: i clienti dei punti vendita selezionati potranno usare i loro telefonini per effettuare gli acquisti, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Bloomberg citando le prime indiscrezioni di fonti vicine a Mountain View.

Google pagherà per l'installazione di migliaia di sistemi della VeriFone Systems che funzionano come registratori di cassa abilitati ai pagamenti a distanza. Questi sistemi accetteranno le transazioni effettuate dai cellulari dotati della tecnologia near field communication (Nfc).

Il progetto inserisce Google tra un numero crescente di aziende che stanno sperimentando la Nfc, che consente ai consumatori di pagare prodotti e servizi avvicinando il cellulare ad apposite casse all’uscita dei negozi, anziché tirar fuori portafogli e carta di credito. Il servizio di Google potrà unire diverse informazioni del consumatore sullo stesso chip Nfc del telefonino, per esempio la situazione del conto bancario, la carta fedeltà del negozio, buoni sconto a disposizione e altro ancora.

Il servizio di mobile payment di Google farà diretta concorrenza a PayPal di eBay e ad Isis, iniziativa congiunta di alcune aziende della telefonia mobile americane, tra cui At&t e Verizon Wireless. L'adozione di sistemi di pagamento mobili dipenderà naturalmente dalla disponibilità di cellulari con la tecnologia Nfc; l’interesse di Google è che molti di questi device girino su sistema operativo Android, come il Nexus S di Samsung Electronics, già sul mercato e predisposto per le transazioni Nfc.

15 Marzo 2011