Sulla fusione At&t-T-Mobile torna lo spettro monopolio

IL GRANDE MERGER

Si rischia di tornare alla situazione degli anni Ottanta. L'esame antitrust potrebbe durare anche un anno: a beneficiare del lungo processo di acquisizione potrebbe essere l'arci-rivale Verizon Wireless

di Patrizia Licata
Verizon Wireless vincitrice a sorpresa dell’accordo At&t-T-Mobile? E' una delle ipotesi ventilate dagli analisti, perché anche se Verizon non sarà più il primo ma il secondo maggiore operatore mobile degli Stati Uniti, il consolidamento dell'industria mette ai margini le offerte low-cost a tutto beneficio della jv tra Verizon Communications e Vodafone. Verizon potrebbe anche attrarre nuovi clienti che abbandonano una “distratta” At&t, alle prese con un lungo esame dell’antitrust sulla proposta di fusione.

“Uno scenario con prezzi più stabili è un segnale positivo per Verizon”, afferma Mike McCormack, analista di Nomura, secondo cui At&t probabilmente non adotterà piani low-cost simili a quelli attualmente offerti da T-Mobile. McCormack fa anche notare che il processo di integrazione tra At&t e T-Mobile Usa non sarà senza “scossoni” e richiederà diversi anni.

Non tutti gli esperti vedono rosa per Verizon. Secondo Rbc Capital Markets, il carrier "potrebbe subire la pressione di un concorrente più forte" ed essere spinta ad aumentare gli investimenti. Gli analisti ritengono poco probabile che Verizon cerchi come risposta la fusione con Sprint Nextel, l’altro grande attore sul mercato mobile americano, ma potrebbe rafforzare i legami col partner Vodafone, con la quale però ha una relazione burrascosa, nota Kevin Smithen, analista di Macquarie Research. Secondo gli analisti di Oppenheimer & Co., At&t e T-Mobile Usa insieme controllerebbero il 43% del mercato (il 39% secondo EMarketer), mentre Verizon Wireless ha una quota del 31% e Sprint del 16%.

Ma i problemi maggiori sono dalla parte di At&t. Diversi esperti sostengono che la fusione tra il secondo e il quarto operatore di telefonia mobile negli Stati Uniti troverà non pochi ostacoli sul suo cammino. L’operazione deve essere approvata dalla Federal communications commission, che deve convalidare il trasferimento delle licenze delle frequenze mobili da T-Mobile a At&t e che già appare preoccupata che la fusione riduca la concorrenza e la scelta per i consumatori, facendo aumentare i prezzi.

Proprio oggi l’LA Times scrive che con questa acquisizione, l’ultima di una lunga serie, At&t ripristina il monopolio che aveva fino agli Anni ’80 sotto il nome di Ma Bell, ma “con la possibilità di operare in un contesto normativo più flessibile”. "Questa operazione non è una buona notizia per i consumatori", afferma Sally Greenberg, direttore esecutivo della National consumers league sulle pagine del quotidiano della California. "Un grande potere viene a concentrarsi nelle mani di poche aziende".

Non la vede così il Ceo di At&t, Randall Stephenson, secondo cui l'accordo con T-Mobile, che vale 39 miliardi di dollari, potrà creare "grandi vantaggi per i clienti e gli azionisti” e “ci permetterà di soddisfare meglio le attuali esigenze dei nostri utenti". Ma la realtà, secondo il Times di Los Angeles, è che “il segmento più competitivo del mercato delle telecomunicazioni, quello mobile, avrà ora meno player e finirà presto con l’essere controllato solo da due big, At&t e Verizon”.

E' una preoccupazione condivisa dal dipartimento di Giustizia, che pure aprirà un'indagine sull'acquisizione: secondo il Wall Street Journal, l’antitrust americano teme il rischio che il mercato mobile cada sotto un duopolio. Anche se At&t insiste sul fatto che nei vari mercati locali la concorrenza è garantita dalla presenza di player piccoli che rendono il panorama dinamico e competitivo, le fonti sentite da Bloomberg rivelano che At&t potrebbe essere costretta a cedere parte del suo spettro wireless e anche degli abbonati come condizione necessaria per ottenere il disco verde dell’antitrust. All’azienda di Dallas i regolatori potrebbero anche chiedere di costruire più reti nelle campagne o di fornire il roaming dei dati ai carrier rurali per aumentare l’accesso a Internet, secondo Roger Entner, analista della Recon Analytics di Boston.

Quanto alla valutazione d 39 miliardi di dollari, per Bloomberg si tratta di un prezzo davvero troppo alto che At&t è disposta a pagare per superare la rivale Verizon comprando “l’unico carrier americano in perdita”. I 39 miliardi di dollari in contanti e azioni offerti da At&t rappresentano una valutazione 28,8 volte più alta del reale degli utili della filiale statunitense di Deutsche Telekom. “Davvero T-Mobile vale tanto? Ne dubito”, afferma Malcolm Polley del fondo di investimento Stewart Capital della Pennsylvania. “E’ un’azienda in difficoltà e se At&t dovrà venderne pezzi consistenti per farla tornare in attivo, la transazione non ha senso”.

Randall Stephenson è tuttavia pronto a scommettere che acquisire i 34 milioni di clienti di T-Mobile Usa e il suo spettro wireless aumenterà le vendite e limiterà le conseguenze della perdita dei diritti esclusivi sull’iPhone. At&t è convinta di poter aumentare il ricavo medio per utente vendendo più smartphone per i clienti di T-Mobile Usa e di ridurre il churn rate di quest'ultima con una gamma più nutrita di telefoni, migliori performance di rete e l'accesso agli hotspot wi-fi, come ha spiegato Ralph de la Vega, Ceo di At&t mobility & consumer markets. L'anno scorso, At&t diceva di avere un churn rate del 1,3% contro il 3,4% di T-Mobile Usa. Il guadagno medio per utente è di 62,57 dollari per At&t, ma di 52 dollari per T-Mobile Usa, ha rivelato la stessa At&t. "Il mercato sembra gradire l'accordo”, secondo William E. Stone, chief investment strategist per la Pnc Wealth Management a Filadelfia.

At&t era l’unico carrier americano a offrire l’iPhone fino a febbraio, quando lo smartphone Apple è arrivato anche su rete Verizon. Secondo Bill Kavaler, analista della Oscar Gruss & Son Inc. a New York, At&t ha bisogno di fare acquisizioni per aumentare i profitti e sostenere i suoi investimenti in reti e servizi. “Bisogna guardare a questo accordo in termini di posizione competitiva”, afferma Kavaler. “Ora che Verizon ha i prodotti di Apple, le mancanze di At&t percepite dagli utenti dello smartphone, ovvero la copertura e la qualità del servizio deficitarie, diventano più gravi, perché Verizon viene ritenuta superiore”.

Che l’accordo dia davvero una carta in più per la competitività di At&t o vada piuttosto a vantaggio della rivale Verizon sarà il mercato a deciderlo. Nell’attesa, l’operazione deve passare al vaglio dei regolatori – uno scrutinio che, secondo Bloomberg, potrebbe durare anche un anno; in più, se la fusione verrà bocciata, At&t dovrà pagare a T-Mobile una penale di 3 miliardi di dollari e cedere anche alcune frequenze.

22 Marzo 2011