Voip, per le Tlc mobili più contro che pro

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I servizi non generano valore. E sul fisso si fa strada sempre più la Unified Communication. Intanto in Italia sono scomparse alcune offerte

di Alessandro Longo
Il rapporto tra operatori e tecnologie Voip resta ambiguo, ma più venato di odio che d’amore. Il quadro è che nel 2011 il mercato italiano Voip business crescerà del 6% e rappresenterà il 12% di quello di rete fissa, secondo Idc. “Insomma, non promette grandi numeri ma continua a diffondersi tra le imprese”, nota Daniela Rao, analista di Idc. “Per gli operatori, soprattutto mobili, tende a essere ancora più un pericolo che un vantaggio, rispetto ai mercati residenziali e business. Il motivo è il successo dei servizi over the top (cioè di attori come Skype e Microsoft, ndr.), che hanno cannibalizzato le offerte Voip degli operatori”.

Secondo Idc, infatti, gli utenti business italiani di servizi over the top erano 2,3 milioni nel 2010 e vanno verso i 3 milioni. Quelli di servizi degli operatori restano invece stabili sui 2 milioni. È una tendenza che si ritrova anche nel resto d’Europa, secondo Idc. In Europa Occidentale il mercato business Voip valeva 4,5 miliardi di dollari nel 2010. L’approccio tipico delle aziende al Voip, come degli utenti residenziali, è quindi molto basilare: “Si tengono le linee tradizionali, Pstn, più affidabili e sicure. Utilizzano il Voip, con i servizi over the top, solo per le telefonate meno importanti, dove la qualità non è fondamentale”, spiega Rao.“Non fanno però solo chiamate, ma in contemporanea utilizzano la chat, fanno video conferenze, scambiano file. Questo è il vero senso del Voip in azienda, in Italia come nel resto d’Europa: tanti servizi integrati con la chiamata a costi aggiuntivi nulli o quasi”.

Uno scenario poco brillante, per gli operatori, insomma. Conferma Tom Rebbeck, analista di Analysys Mason: “Tutti i servizi Voip di operatori europei hanno fatto molta fatica a imporsi, essendo un mercato dominato da Skype con una quota dell’84,9% sul numero di utenti”. Alcuni tipi di offerte Voip degli operatori sono scomparse, quindi: è il caso di quelle rivolte all’utente residenziale (come Alice Voce). “Ma si è fermato anche il mercato del Voip hosted, cioè con centralini esternalizzati presso l’operatore. Poche aziende erano disposte a fare questo passo”, aggiunge Rao.

“La tendenza resterà quella di una maggiore compresenza di servizi Voip e tradizionali, nella stessa azienda”. Gli operatori italiani non hanno rinunciato però a giocare in questo mercato. Solo, stanno adattando le strategie. Al momento, la tendenza degli operatori è a disinvestire nelle offerte residenziali e per le pmi e a puntare di più sulle grandi aziende. Che riescono a convincere a passare al Voip grazie a servizi più evoluti della semplice voce e che funzionano su Vpn (Virtual private network). Cioè fondati su centralini virtuali che mettono in contatto, via Ip e banda larga, le varie sedi dell’azienda. “Sempre più il mercato si sta orientando verso servizi integrati basati sulla banda larga, come la Unified Communication”, dice Dalida D’Anzelmo, responsabile BroadBand & Managed Services Marketing Business Telecom Italia.

“La tecnologia Voip si sta progressivamente affermando tra i clienti business, come un sistema telefonico di qualità ed integrato alla rete aziendale. Le aziende medio-grandi sono fin d’ora più propense ad adottare soluzioni Voip evolute e strutturate, mentre le Pmi tendono a privilegiare soluzioni integrate di facile gestione e a costi contenuti”. “L’interesse - continua D’Anzelmo - si sta quindi rivolgendo verso soluzioni chiavi in mano in grado di combinare apparati telefonici e qualità della connessione a banda larga”. Sulla stessa linea Enrico Campagna, direttore marketing di BT Italia: “Il Voip sta andando bene, cresce a due cifre percentuali; adesso le aziende cominciano a vederlo non più come strumento per ridurre i costi ma anche per introdurre servizi convergenti voce-dati, collaboration, audio-video conferenze, messaging”. BT Italia rilancerà su questo fronte: “Entro tre mesi adotteremo la piattaforma Lync di Microsoft, per le comunicazioni unificate. Ne siamo i soli partner telefonici”.

“Gli operatori stanno provando a sviluppare servizi Voip avanzati, anche sul mercato consumer. È il caso dei servizi di rubrica 2.0 sviluppate da Telefonica, Vodafone, Orange”, dice Rebbeck. Secondo Idc, in Italia il principale operatore Voip business, per quote di mercato, è Telecom Italia: “Punta soprattutto sulle aziende grandi, ma è presente anche nelle pmi”, dice Rao. “Altri attori di spicco sono Vodafone, che è forte sulle piccole e piccolissime aziende, e Fastweb, per quelle piccole e medie”.
Senza prospettive concrete è invece, secondo Idc, il mercato del Voip mobile business. “Al momento questi servizi non generano valore: hanno una qualità davvero insufficiente. Gli operatori hanno una strategia di chiusura nei confronti del Voip su rete mobile e sarà così almeno fino al 2015, quando forse le cose cambieranno grazie all’Lte e ai suoi servizi voce su rete dati”.

04 Aprile 2011