Copyright, le telco alla Ue: "No alla revisione della direttiva"

LA MISSIVA

Secondo l'Etno e le altre associazioni di settore il testo garantisce un framework funzionante per l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale: "Servono invece soluzioni innovative contro le violazioni, basate su offerte disponibili a prezzi ragionevoli e su nuovi modelli di business"

di F.M.
Le telco europee scendono in campo per il copyright digitale. L’associazione, insieme ad altre associazioni europee degli operatori di comunicazioni elettroniche (Cable Europe, Ecta, EuroIspa e Gsma Europe) ha inviato una dichiarazione congiunta al presidente della Commissione europea Barroso e ai commissari Almunia, Barnier, Dalli, De Gucht, Kroes, Reding, Tajani, per illustrare la posizione del settore in vista della nuova strategia europea in materia di Intellectual Property Right (Ipr) nel mondo digitale, a cui Bruxelless sta lavorando in questi giorni.

Le associazioni, pur confermando l'impegno a investire nello sviluppo delle reti e del mercato, sottolineano per la necessità di adattare i modelli di business tradizionali al nuovo contesto online, al fine di costruire un vero mercato unico digitale. Secondo le associazioni, la strategia europea sugli Ipr per il mercato digitale deve essere ambiziosa e di ampio respiro per facilitare questa transizione verso nuovi modelli di business.

Secondo l’Etno e gli altri l’Europa dovrebbe concentrarsi anche su quelle “iniziative volte a rimuovere le reali barriere che impediscono lo sviluppo del mercato unico digitale, spingendo affinché i contenuti digitali legali siano resi maggiormente disponibili a condizioni ragionevoli, sia in termini di tempo sia di prezzo, e, allo stesso tempo, superando i vecchi meccanismi delle licenze, frammentati ed onerosi, a favore di un maggior grado di trasparenza, concorrenza e gestione delle società di gestione collettive e delle relative licenze”.

Gli operatori non condividono invece l'attuale intenzione della Commissione di avviare un processo di revisione della Direttiva sull'applicazione degli Ipr (la cosiddetta Ipred), poiché essa offre tuttora un framework equilibrato e funzionante per l'applicazione degli Ipr e fornisce alle autorità nazionali gli strumenti legali necessari per contrastare le eventuali violazioni. La recente trasposizione della Direttiva nella maggior parte dei paesi membri e la conseguente scarsa valutazione sulla sua applicazione rende il processo di revisione prematuro e non fondato su dati oggettivi e completi. Di conseguenza la Commissione dovrebbe concentrarsi piuttosto nel favorire la trasposizione armonizzata della Direttiva.

A preoccupare ancora di più il settore, poi, il fatto che una modifica dell’Ipred potrebbe apportare cambiamenti al regime di responsabilità stabilito dalla Direttiva europea sul Commercio Elettronico. “E' necessario invece – precisano le associazioni - che i principi di questa direttiva vengano preservati poiché una loro modifica potrebbe accrescere eccessivamente gli oneri a carico degli operatori del settore, ad esempio imponendo un obbligo generalizzato di monitoraggio delle comunicazioni online - contrario appunto alle norme attualmente in vigore - con impatti fortemente negativi sull’innovazione, distorsioni della concorrenza e violazione dei diritti fondamentali della privacy e della libera circolazione delle informazioni”.

L’industria delle comunicazioni elettroniche chiede dunque alla Commissione, nell'ambito della sua strategia, di spostarsi dall’intensificazione delle misure e delle sanzioni già in vigore all’elaborazione di nuove soluzioni sostenibili contro le violazioni del copyright che risiedano nell’elaborazione di offerte legali innovative, disponibili a prezzi ragionevoli e basati su nuovi modelli di business che soddisfino le aspettative degli utenti. Queste diventerebbero nuove fonti di ricavo e allo stesso tempo di compensazione per i creatori di contenuti. Inoltre, un maggiore grado di consapevolezza generale del valore degli Ipr come asset economico e culturale costituirebbe un valido deterrente per le violazioni del copyright.

06 Aprile 2011