Gara Lte, Bertoluzzo: "Frequenze occupate valgono meno"

LA GARA LTE

Secondo l'Ad di Vodafone Italia le frequenze in mano alle tv locali sono un acquisto rischioso e vanno liberate prima dell'asta. E sulle Ngn: "Necessario l'unbundling della fibra"

di Alessandro Castiglia
Le frequenze derivanti dal passaggio al digitale terrestre, che lo Stato si appresta a mettere all’asta tra gli operatori di tlc con un introito previsto nella legge di stabilità in 2,4 miliardi di euro, "hanno un prezzo inferiore se non sono libere". Lo ha puntualizzato l’ad di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo, nel corso di un’audizione alla Commissione Lavori Pubblici del Senato.

Le frequenze sulla banda degli 800 Mhz (dal canale 61 al 69) devono essere ancora liberate dalle tv locali. Alla domanda su quanto possa valere l’asta, Bertoluzzo ha risposto: “Non lo sappiamo ancora, stiamo facendo le nostre valutazioni”. “Certamente - ha proseguito - la situazione è radicalmente diversa rispetto a quella che condusse all’asta Umts, quindi occorre stare attenti alle valutazioni”. Oltre tutto, “se le frequenze sono disponibili posso prevedere la partenza del servizio a una certa data, sennò metto un fattore di rischio sulla frequenza e quindi il prezzo scende”. Insomma, ha concluso, “siamo assolutamente interessati alle frequenze, ma se ci saranno le condizioni per arrivare alla base d’asta lo dobbiamo ancora capire, dipenderà dalla disponibilità delle frequenze”.

Il numero uno di Vodafone ha precisato che la società parteciperà all'asta anche se le frequenze saranno occupate, auspicando la loro liberazione da parte delle tivù locali prima della gara.

La rete telefonica di nuova generazione dev'essere aperta e con l'accesso in unbundling come per quella in rame, ha poi sottolineato l'amministratore delegato di Vodafone Italia. "O si va in questa direzione - ha detto - o con una rete chiusa si va verso un modello di rimonopolizzazione del mercato indicando agli altri operatori il ruolo di rivenditori".

Attacco a Telecom: "Monopolio nel fisso"
Gli investimenti sulla rete di nuova generazione da parte di Telecom rischiano di essere "limitati e ritardati" sfruttando la vecchia rete in rame e facendo "pochi investimenti" sulla fibra in base alla domanda. Questo l'affondo di Bertoluzzo contro Telecom Italia durante l'audizione in Senato.

Per Bertoluzzo, inoltre, sul fisso "c'e' una sola infrastruttura in monopolio naturale posseduta da un'azienda privata che ha a cuore i propri azionisti. Chi la possiede non ha spirito competitivo". Secondo Bertoluzzo, "a 15 anni dalla liberalizzazione del settore tlc siamo ancora in una situazione di totale monopolio, perché tutto il valore industriale è controllato, posseduto e fatto da Telecom Italia, mentre la somma degli altri fa zero".

"Il 97% dei clienti sono ancora agganciati alla rete in rame di Telecom, mentre in altri paesi la quota è del 70-75%, a seconda dei Paesi, e questo e' un tema centrale e strutturale", aggiunge bertoluzzo. Un tema, quello della vecchia rete in rame, che presenta problemi anche di manutenzione, visto che "il 20% dei clienti ha almeno un guasto l'anno, che non è cosa da poco per chi vuole offrire servizi innovativi". Il tema centrale, quindi "è che manca la competizione tra le infrastrutture".

Gli interventi necessari, allora, prevedono innanzi tutto di "continuare a lavorare per stimolare la concorrenza, che non funziona nonostante gli sforzi dell'Autorita". E' inoltre "importantissimo procedere con Open Access, che non ha ancora portato tutti i risultati che doveva portare" ed "è fondamentale che in questa fase non ci siano alleggerimenti delle regole in capo a Telecom, che è ancora monopolista".

Infatti "non esiste un contesto per la segmentazione geografica" ed è "fondamentale andare avanti sui test di replicabilita". Insomma, ha concluso Bertoluzzo, "sul fisso c'è ancora un monopolio di fatto che rischia di farci fare passi indietro, se non si fa un'infrastruttura aperta in cui tutti investono".

12 Aprile 2011