Lte, gara a ostacoli. Il governo prende tempo

FREQUENZE

L'esecutivo starebbe valutando di posticipare l'asta (e il conseguente incasso) a fine novembre: manca l'accordo con le tv locali sull'indennizzo per liberare la banda

di P.A.
La strada dell’asta delle frequenze per il dividendo digitale si fa sempre più in salita. La blindatura da parte del governo del decreto omnibus, sul quale le tv locali avevano puntato per ottenere un raddoppio da 240 a 480 milioni degli indennizzi per liberare la banda occupata, è stata accolta come una doccia fredda.

Le ipotesi che circolano, secondo un articolo di Andrea Bassi su Milano Finanza, parlano di uno slittamento breve, anche solo di un paio di mesi rispetto al limite fissato al 30 settembre per lo svolgimento della gara e il conseguente incasso.

I rappresentanti delle emittenti avrebbero anche protestato con il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, durante la riunione di ieri del Cnid, il Comitato per l’Italia digitale. Il ministro avrebbe risposto che a volere la blindatura del provvedimento sarebbe stato direttamente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

In realtà, poco propenso a concedere piu’ soldi alle tv locali sarebbe anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Le emittenti hanno anche presentato uno studio fatto a campione su 150 tv che dimostrerebbe come l’equo indennizzo non possa essere inferiore al 20% dei proventi dell’asta.

Dall’altro lato Telecom, Vodafone e Wind che, molto probabilmente insieme a PosteMobile, dovranno pagare i 2,4 miliardi per ottenere i Mhz aggiuntivi hanno già fatto sapere di non essere disponibili a impegnarsi in una partita cosi’ onerosa senza avere la certezza di poter poi effettivamente disporre di quelle frequenze.

Anche per i Corecom e la conferenza Stato-Regioni spingono per rimandare lo switch off. Sui problemi del passaggio al digitale terrestre. In una nota il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, in qualità di referente per l'area Comunicazione della Conferenza delle Assemblee legislative, di concerto con i Corecom italiani e la Conferenza Stato Regioni, chiede al governo "una pausa di riflessione".

La Conferenza denuncia il caos digitale terrestre: "Decoder, assegnazione dei canali, frequenze che non bastano, comunicazione con gli utenti, interferenze transfrontaliere, lievitazione dei prezzi degli impiantisti. Bisogna dunque evitare che gli errori del passato si ripetano". Le Regioni (Giunte e Consigli) "dovrebbero farsi carico della richiesta di programmare il processo nelle regioni ancora legate all'analogico e di avviare le relative procedure solo quando sara' chiarito l'intero scenario dei problemi e trovate le relative soluzioni".

Secondo un sondaggio Adoc in 5 regioni già transitate al digitale terrestre (Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Trentino) il 43% non vede del tutto alcuni canali, sia Rai che Mediaset, uno su due (53%) lamenta la cattiva ricezione di uno o più canali e spesso non riesce a vedere un programma fino al termine.

15 Aprile 2011