Fuga dalla Silicon Valley, ora gli investitori scommettono sull'Europa

INTERNET COMPANIES

Le valutazioni "stratosferiche" di Facebook & Co. spingono i fondi di private equity fuori dagli Usa. Nell'ultimo semestre iniettati oltre 2 miliardi di euro nelle net company del Vecchio continente

di Patrizia Licata
Il venture capital e il private equity americano si sposta dalla Silicon Valley in Europa. Le Internet companies statunitensi più “calde” del momento, come Facebook, Groupon e Living Social, costano troppo, mentre l'Europa può offrire opportunità interessanti e più a portata di mano, come Spotify: il servizio anglo-svedese di digital jukebox si appresta a ricevere nuovi finanziamenti, in primis dalla russa Dst, che lo valutano a circa un miliardo di dollari. Da parte sua Wonga.com, società britannica dei prestiti online, ha ottenuto a febbraio 73 milioni di sterline da un gruppo di fondi privati, mentre Amazon ha di recente sborsato 200 milioni di sterline per comprare Lovefilm, altra web company con sede in Uk per il noleggio di Dvd online, nata e cresciuta grazie al sostegno del venture capital.

“C’è stato molto movimento nell’ultimo anno, ma a partire dal quarto trimestre l’attività si è intensificata”, dichiara oggi al Financial Times Ben Holmes, socio della società di venture capital Index Ventures.

I dati di Thomson Reuters confermano un netto incremento negli ultimi sei mesi della quantità di denaro raccolto dalle Internet companies europee nei loro giri di finanziamento, sia nella fase di start-up che di sostegno a progetti già in fase avanzata. I capitalisti di ventura e le aziende del private equity hanno investito un po' più di 2 miliardi di euro nel settore nei sei mesi terminati a marzo, contro appena 478 milioni investiti nel periodo corrispondente dello scorso anno. La raccolta di fondi dal venture capital da solo nello stesso periodo è stato di 714 milioni di euro, contro i 168 milioni di un anno prima.

I Paesi dove si dirigono i finanziamenti sono quelli che hanno visto nascere e fiorire le web companies europee più innovative e promettenti: Uk, Germania, Scandinavia e Russia. Gli investitori stranieri sono attratti a scommettere sulla Internet economy europea perché le aziende più importanti e a rapida crescita negli Usa cominciano a valere troppo. Da noi, invece, si può ancora tentare qualche buon affare: “Parte del motivo per cui gli investitori americani guardano all’Europa è che le aziende della Silicon Valley più in voga hanno valutazioni stratosferiche”, spiega ancora Holmes. La società di cui è partner, ad esempio, ovvero la Index, si è di recente unita a due investitori della Silicon Valley – Greylock Partners e Redpoint Ventures – per finanziare con 48 milioni di dollari Just-Eat, società di takeaway online con sede in Gran Bretagna.

Tra i settori che suscitano interesse ci sono i siti web di acquisti di gruppo, ma anche le aziende che sviluppano applicazioni di successo per smartphone e tablet: lo scorso mese Rovio, sviluppatore finlandese autore della popolarissima app Angry Birds, ha ottenuto 42 milioni di dollari da una serie di investitori, tra cui il fondo Atomico della Silicon Valley e la londinese Accel Partners.

Il buon affare, però, non è scontato: Michael Wand, managing director della Carlyle Technology Partners, avverte che non sempre un’alta valutazione di una società dell’e-commerce, del social networking o dei digital media si traduce in ritorni certi. “Non è detto che fatturato e utili arrivino in proporzione con la popolarità di una web company”, afferma.

15 Aprile 2011