Conservazione dei dati. Malmstrom: "Nelle norme Ue gravi lacune"

PRIVACY

La Commissione medita alcune modifiche alla direttiva 2006 per rendere più stringenti gli obblighi in capo ai provider. Troppe discrepanze fra gli Stati membri in merito alle tempistiche di detenzione delle informazioni da parte degli operatori e alle procedure giuridiche

di Paolo Anastasio
La Commissione europea medita alcune modifiche, in particolare sul fronte della privacy dei cittadini, alla direttiva sulla conservazione dei dati degli operatori di telecomunicazioni, adottata nel 2006 all'indomani degli attacchi terrostitci di Madrid nel 2004 e Londra nel 2005. La relazione della Commissione Europea conclude che i dati conservati relativi alle telecomunicazioni svolgono un ruolo importante nella protezione dei cittadini contro i danni causati da reati gravi. Essi forniscono prove indispensabili per risolvere i casi di reato e garantire che sia fatta giustizia.

Gli operatori sono rimborsati in modo diverso attraverso l'Ue per i costi di conservazione e accesso ai dati. La Commissione valuterà modalità più coerenti di rimborso dei costi.

Tuttavia, il recepimento della direttiva non è stato uniforme e discrepanze fra le normative degli Stati membri creano difficoltà ai fornitori di servizi Tlc. Inoltre, la direttiva non garantisce di per sé che i dati siano conservati, richiamati e utilizzati in conformità al diritto della privacy e alla tutela dei dati personali, tanto da portare le autorità giurisdizionali, in taluni Stati membri, ad annullare la legislazione di recepimento della direttiva.

La Commissione rivedrà ora le norme sulla conservazione dei dati attualmente in vigore, in consultazione con i servizi di polizia e giudiziari, l’industria, le autorità garanti della protezione dei dati e la società civile, al fine di proporre un quadro legislativo migliore.

"La nostra valutazione mostra l’importanza dei dati immagazzinati relativi alle telecomunicazioni per i sistemi giudiziari penali e per l'applicazione della legge - ha detto Cecilia Malmström, Commissaria Ue per gli Affari interni - Tali dati sono utilizzati come prova non solo per condannare i colpevoli di reati gravi e di terrorismo, ma anche per scagionare l’innocente da ogni sospetto. A titolo di esempio, i dati conservati sono stati fondamentali per il successo dell’operazione Rescue che ha consentito di identificare 670 presunti membri di una rete internazionale di pedofili e di proteggere i bambini dagli abusi negli Stati membri in cui la direttiva è stata recepita". Ma la relazione di valutazione "mette in evidenza anche gravi lacune - aggiunge Malmström - Abbiamo bisogno di un approccio comune più proporzionato a questo problema nell'Ue. È mia intenzione pertanto rivedere la direttiva al fine di chiarire chi può consultare i dati, per quali scopi e secondo quali procedure".

La relazione di valutazione analizza il modo in cui gli Stati membri hanno recepito la direttiva, l’uso dei dati conservati e l’impatto su operatori e consumatori.

I risultati principali sono illustrati di seguito.
La maggior parte degli Stati membri ritengono che le norme Ue sulla conservazione dei dati siano tuttora necessarie per garantire il rispetto della legge, la protezione delle vittime e il funzionamento dei sistemi giudiziari penali. Usato come strumento investigativo, l’uso dei dati relativi a numeri telefonici, indirizzi IP o identificativi di telefoni cellulari ha consentito la condanna di criminali e il proscioglimento di persone innocenti.

Le modalità di conservazione variano da uno Stato membro all’altro. Ad esempio, i periodi di conservazione vanno da sei mesi a due anni e gli scopi per i quali i dati possono essere consultati e utilizzati, così come le procedure giuridiche per ottenerli, variano considerevolmente.

Dato che la direttiva persegue solo un’armonizzazione parziale delle norme nazionali, non c’è da sorprendersi che non si sia concretizzato un approccio comune in questo campo. Il livello complessivamente basso di armonizzazione può creare però difficoltà agli operatori di telecomunicazioni, in particolare quelli di piccole dimensioni. Gli operatori sono rimborsati in modo diverso attraverso l'Unione europea per i costi di conservazione e accesso ai dati. La Commissione valuterà modalità più coerenti di rimborso dei costi.

La conservazione dei dati costituisce una notevole limitazione del diritto alla vita privata. Benché non si riscontrino esempi concreti di violazioni gravi della privacy, il rischio di violazione della sicurezza dei dati permane, a meno che non sia instaurata una protezione. La Commissione valuterà quindi una regolamentazione più severa per l’immagazzinamento, l’accesso e l’utilizzo dei dati conservati.

Contesto
La direttiva sulla conservazione dei dati (Direttiva 2006/24/CE) impone agli Stati membri di garantire che questi operatori conservino determinate categorie di dati (per identificare identità e riferimenti di chiamate telefoniche effettuate e di messaggi di posta elettronica spediti, escludendo il contenuto di dette comunicazioni) a fini di indagine, accertamento e perseguimento di reati gravi, quali definiti da ciascuno Stato membro nella propria legislazione nazionale. I dati devono essere conservati per un periodo minimo di sei mesi fino a un massimo di due anni (a discrezione dello Stato membro nel recepire la direttiva nella legislazione nazionale).

Prossime tappe
Basandosi su questa valutazione, la Commissione predisporrà una proposta per modificare la direttiva. Nei prossimi mesi, essa procederà a consultare le autorità di contrasto, giudiziarie, di tutela della protezione dei dati, l’industria e la società civile sulle opzioni per un futuro quadro giuridico. I risultati della consultazione saranno incorporati nella relazione d’impatto come base della futura proposta.

19 Aprile 2011