Jobs: "Non spiamo nessuno. Semmai lo fa Google"

PRIVACY

Il numero uno di Apple smentisce le notizie circolate nei giorni scorsi relative alla tracciabilità dei possessori di iPhone e iPad. E punta il dito contro i servizi di geolocalizzazione di BigG. Ma il motore si difende: "Accediamo ai dati solo se l'utente ci autorizza"

di F.M.
Il guru di Cupertino scende in campo in prima persona in difesa di iOs, il sistema operativo della Mela che – stando all’allarme lanciato la scorsa settimana dai ricercatori britannici Alisdair Allan e Pete Warden – permetterebbe ad iPhone e iPad di tracciare i movimenti degli utenti, immagazzinando su un file segreto luogo ed ora di utilizzo dei device.
Rispondendo a chi, in un forum di utenti Mac, chiedeva alla Apple chiarimenti sulla questione “prima di decidere di passare a un device Android” che non “traccia nessuno”, Steve Jobs ha detto lapidario: “Oh sì che lo fa! Noi invece non tracciamo nessuno. Le notizie che circolano sono false”. Jobs ha dunque indirettamente accusato Google, e più precisamente gli smartphone che funzionano con Android, di "spiare" gli utenti; accusa però già respinta da Mountain View che ha chiarito di avere accesso solo ai dati che l’utente decide di fornire.

"Tutte le informazioni sono condivise in modalità opt-in e non possono essere raccolte a meno che l'utente non scelga di attivare la funzionalità in un'applicazione che propone un servizio di geolocalizzazione”, ha spiegato BigG, ammettendo però che “alcune info di localizzazione sono memorizzati sul cellulare per un tempo limitato". Ogni dato geografico – non trattato e non passibile di essere venduto a terzi, sottolinea la società - inviato ai server di Google è tuttavia “anonimo e non può essere legato in alcun caso ad un utente particolare".

Nel frattempo, in Florida, due utenti hanno fatto ricorso alle aule giudiziarie perchè, come hanno spiegato, "non avrebbero mai acquistato un iPhone se avessero saputo che Cupertino li spiava". Secondo i loro avvocati si tratterebbe del primo passo verso una class action.

Intanto si muovono anche le istituzioni americane. La Commissione Energy and Commerce della Camera, che si occupa anche di Privacy, ha inviato delle lettere a sei società proprietarie di sistemi operativi mobili, tra cui Apple e Google, per chiedere chiarimenti riguardo la raccolta di informazioni tramite smartphone. Entro il 9 maggio Apple dovrà chiarire davanti alla Commissione quali dati monitora, usa ed eventulmente memorizza il suo sistema operativo.

La scorsa settimana i senatori Al Franken ed Ed Markey avevano inviato una lettera a Apple chiedendo delucidazioni sull'allarme lanciato dai ricercatori inglesi e chiedendo l'apertura di un'indagine parlamentare per fare luce sulla questione.

26 Aprile 2011