Installatori Wi-fi, è bufera sul patentino

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Piccoli provider sul piede di guerra contro le nuove regole per ottenere la licenza per realizzare le reti. Bortolotto (Assoprovider): "Per le aziende costi proibitivi. Disattesi i principi Ue"

di Paolo Anastasio
Piccoli provider sul piede di guerra, contro le nuove regole per ottenere il “Patentino installatori” necessario per la realizzazione delle reti Wi-Fi. Le regole sono state messe nero su bianco nel Dlgs 198/2010 entrato in vigore il 15 dicembre. E lo scorso 15 aprile si è conclusa la consultazione pubblica avviata dal Ministero dello Sviluppo Economico sulla bozza di decreto ministeriale contenente il “Regolamento di attuazione dell’articolo 2 comma 2 del decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 198: recante attuazione della Direttiva 2008/63/CE relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni”.

Le nuove regole che riguardano l’installazione e manutenzione degli apparati che vanno dalla rete pubblica a quella privata dell’utente, non hanno ottenuto il disco verde né dalle associazioni dei consumatori né di Assoprovider (Confcommercio), l’associazione che raccoglie i piccoli operatori di Tlc indipendenti. Attualmente è in corso l’esame delle osservazioni pervenute in occasione della consultazione in vista della messa a punto del testo definitivo che dovrà poi essere sottoposto al vaglio del Consiglio di Stato per l’approvazione definitiva. Numerosi i nodi da sciogliere: “C’è un rischio evidente di nuove burocratiche vessazioni per tutti i cittadini italiani – attacca Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider -. Il testo proposto dal ministero dello Sviluppo economico è visibilmente etero diretto dalla casta degli installatori telefonici e calpesta i più elementari principi del liberismo”. Sponsor del provvedimento, secondo Bortolotto, sono “i detentori di patentino, in particolare la lobby dei vecchi installatori di centralini Telecom, in particolare nella pubblica amministrazione, strumenti oggi obsoleti soppiantati da nuove soluzioni come ad esempio il Voip, che oggi non prevedono l’installazione né la gestione di centralini e postazioni”.

Secondo Bortolotto il dlgs 198 - che recepisce la direttiva europea 2008/63/CE sulla liberalizzazione della vendita di tutti dispositivi di connessione dalla rete pubblica a quella privata, in particolare i router Wi-Fi - travisa le indicazioni europee. “Il recepimento è stato totalmente distorto, con la creazione di un registro degli installatori che, se entrerà in vigore così com’è previsto dalla bozza, introdurrà multe che variano da 15mila a 150mila euro per tutti coloro che installeranno apparati pur privi di patentino”, aggiunge Bortolotto. Secondo Assoprovider nel decreto attuativo si introduce una definizione di apparato terminale d’utente artata, la cui funzione è quella di allargare a qualunque dispositivo della rete privata l’attuazione della norma. “Nel senso che, se non saranno apportate le necessarie modifiche al testo, vi rientra qualunque dispositivo dell’utente sulla rete privata”, puntualizza l’associazione. In pratica, si obbliga il consumatore ad affidarsi ad un installatore privato, al prezzo medio di 70-80 euro a chiamata. Un costo che sale molto quando si supera il limite massimo di dieci punti di accesso alla rete privata. “Con lo sviluppo tecnologico che galoppa, dieci apparati connessi alla stessa rete saranno esauriti in un baleno - dice Bortolotto -. Siamo alla vigilia della rivoluzione dell’Internet delle cose, l’era in cui qualunque oggetto con l’avvento dell’Ipv6 sarà collegato a Internet, dalla caffettiera al portacenere, dalla stampante al televisore. Se sarà necessario l’intervento dell’installatore per ciascun collegamento si profila una vessazione in piena regola per gli utenti”.
Perché l’utente finale non è libero di mettersi in casa quanti dispositivi vuole? Qual è la ratio con cui il decreto attuativo fissa a dieci il limite dei dispositivi “free”?. Questi gli interrogativi posti da Assoprovider.

Nel lontano 1992 - ricorda l’associazione - quando ancora non c’erano le liberalizzazioni, venne emanato il decreto 314/92, che stabiliva le modalità di connessione alla rete pubblica degli apparati privati. In quel contesto, interveniva una prima micro liberalizzazione, visto che l’utente finale poteva installare da solo fino ad un massimo di due telefoni in casa. Sopra ai due telefoni, il privato doveva chiamare dei soggetti privati, con diversi gradi di idoneità, a seconda del numero di telefoni da installare. Questa normativa quando intervennero le liberalizzazioni nel ’97 non fu toccata ed è rimasta tale fino ad oggi. “Nel 2010, esattamente il 26 ottobre - continua il presidente di Assoprovider - il Governo ha emanato un decreto legislativo, per il recepimento di una direttiva europea la 2008/63/CE, per la liberalizzazione a livello europeo di tutti gli apparati terminali d’utente, terminologia che in gergo ha un significato ben preciso, definendo quell’oggetto unico che si frappone fra la rete pubblica dell’operatori (dati, telefonia) e la rete dell’utente finale. Questo oggetto può essere un telefono, un router, un pc, un televisore, un dispositivo Wi-fi. A livello europeo la normativa dice di liberalizzare questi apparati, in modo che siano liberamente commercializzabili e non diventino uno strumento per legare il cliente all’operatore”.

09 Maggio 2011