Infrastruttuture critiche, l'Italia vara (in ritardo) la direttiva Ue

LE NUOVE NORME

In base alle nuove norme ogni azienda dovrà avere un responsabile per la security ed elaborare un piano ad hoc su analisi delle minacce e contromisure da adottare. Ma l'Aiic lancia l'allarme: "Costi solo in capo alle aziende. Così si rischia che vengano scaricati sugli utenti"

di E.L.
Mentre lo scenario geopolitico internazionale è sempre più incandescente per il rischio di attentati, in Italia è appena entrata in vigore la direttiva Ue che reca norme e disposizioni per l’individuazione e la designazione delle infrastrutture critiche europee per migliorarne la protezione. Nella Gazzetta Ufficiale di ieri è stato pubblicato il decreto legislativo che dà attuazione alle norme comunitarie, con l’obiettivo di potenziare la sicurezza delle grandi infrastrutture energetiche e dei trasporti del Paese nei confronti di azioni terroristiche o criminali, ma anche aumentarne la robustezza rispetto a guasti accidentali ed eventi naturali.

In base alla Direttiva, ogni azienda “critica” dovrà avere un responsabile della sicurezza unico, che fungerà da punto di contatto per tutte le problematiche di sicurezza, e di un “Piano della Sicurezza dell’Operatore”, che dovrà contenere una dettagliata analisi delle diverse minacce, vulnerabilità e, soprattutto, delle varie contromisure da adottare in funzione delle specifiche situazioni di rischio. Piano che dovrà poi essere validato e approvato dalle autorità pubbliche.

Per aiutare gli operatori coinvolti l’Aiic (Associazione italiana infrastrutture critiche) ha già creato uno specifico Gruppo di Lavoro per predisporre le linee guida sul contenuto del “Piano della Sicurezza dell’Operatore”.
“L’entrata in vigore della Direttiva in Italia avviene a otto giorni dalla conferenza della Commissione Europea (DG Home) convocata per avviare la revisione della stessa Direttiva – ricorda il presidente dell’Aiic, Sandro Bologna - mettendo così in evidenza un ritardo della politica italiana nel recepimento delle disposizioni europee”.

Roberto Setola segretario dell’Aiic “pur riconoscendo che questa legge è un importante passo in avanti perché, stante la criticità per il Sistema Paese di alcune infrastrutture, essa conferma che tali infrastrutture necessitano di una protezione maggiore che impone l’adozione di misure atte a contrastare tutte le possibili minacce e garantire la capacità di mantenere erogazione dei propri servizi essenziali alla popolazione”.

“A distanza di oltre due anni dal rilascio della Direttiva Europea, in Italia siamo in una situazione paradossale – prosegue Setola - Infatti, di fronte ad un forte dinamismo e interesse degli operatori, permane un’inerzia delle autorità pubbliche. Negli altri Paesi europei in questi due anni sono stati invece adottati piani e iniziative concrete per migliorare la sicurezza di queste infrastrutture critiche e vitali per la società”.
Le nuove misure possono dunque contribuire a migliorare la sicurezza delle nostre infrastrutture, ma – rileva l’Aiic – non affrontano probelemi centrali come quello dei costi: tutti gli oneri sono posti direttamente a carico delle aziende, con la possibilità che questi siano poi ribaltati sull’utenza con conseguenti incrementi tariffari.

Il presidente Bologna preannuncia che “quasi sicuramente la revisione Ue della Direttiva porterà ad includere le infrastrutture Ict tra le quelle critiche europee, in aggiunta alle attuali energetiche e dei trasporti. In vista di questo, l’Aiic promuoverà progetti e attività specifiche per sviluppare criteri che meglio identifichino la criticità delle infrastrutture Ict”.

06 Maggio 2011