Reding (Ue): "Protezione dati, le aziende stanno sbagliando"

PROTEZIONE DATI

"Regole Ue anche per lo storage su cloud di informazioni che riguardano cittadini europei"dichiara in un'intervista il commissario Ue alla Giustizia: "Le imprese non si curano della privacy, è l'ora di cambiare"

di Patrizia Licata
Le recenti violazioni dei dati personali degli utenti di Apple e Sony dimostrano che “le cose non vanno nella giusta direzione. La protezione dei dati personali non funziona a dovere”. Lo dice il commissario Ue alla Giustizia e ai Diritti fondamentali Viviane Reding in un’intervista con il sito EurActiv: "Quello che si è verificato nelle ultime settimane dimostra che le aziende sono disattente al problema".

L’attacco hacker ai sistemi della Sony, col conseguente furto di dati personali di milioni di utenti, e la scoperta del software di location-tracking sull’Apple iPhone, spingono Reding a ritenere necessario "rafforzare" le regole dell’Ue sulla protezione dei dati: altrimenti si rischia di allontanare i consumatori dai servizi digitali su cui l'Ue punta come stimolo allo sviluppo economico e sociale. "Non sorprende che la fiducia dei consumatori nella nostra società dell’informazione sia stata erosa da questi eventi. Per ripristinare la fiducia, sto lavorando oggi sulla riforma delle regole Ue sulla protezione dei dati”, annuncia la Reding.

Secondo la Reding le aziende spesso non sono trasparenti nel comunicare il modo in cui usano i dati privati dei loro utenti: "Spesso agiscono senza informare i consumatori: un produttore di Gps vende informazioni a terzi, o milioni di device Apple conservano i dati locali catturati dalle reti radio senza chiedere il permesso agli utenti”.

Le nuove norme più severe preannunciate dalla Reding costringeranno le aziende a informare i clienti di un eventuale accesso non autorizzato ai loro dati. Le regole saranno valide anche per aziende non-europee che conservano le informazioni in grandi data center per i servizi di cloud computing. “Non importa dove si immagazzinano le informazioni: anche nel cloud, se queste informazioni contengono dati personali di cittadini che vivono nell’Ue, si applicano le leggi europee”, conclude la Reding.

10 Maggio 2011