A rischio l'asta Lte, le tv locali chiedono più incentivi

FREQUENZE

Le telco scettiche di fronte a frequenze ancora occupate dalle emittenti. Bernabè: "Pagare un bene non disponibile è un'azione non giustificabile di fronte agli azionisti"

di M.S.
È paralizzato il processo che dovrebbe portare all'asta Lte e di conseguenza all'incasso di 2,4 miliardi. Da un lato fanno blocco le emittenti locali che rivendicano incentivi più sostanziosi per liberare le frequenze da mettere a gara. Dall'altro gli operatori frenano di fronte a frequenze ancora occupate dalle tv: anche il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè ha detto, come scrive Marco Mele sul Sole 24 ore, che "pagare per un bene non disponibile non sarebbe un'azione giustificabile di fronte agli azionisti". Non è il solo: anche Vodafone e Wind hanno già fatto sapere di non essere disponibili a impegnarsi in una partita così onerosa senza avere la certezza di poter poi effettivamente disporre di quelle frequenze.

E in effetti la partita si fa sempre più incerta. Di fronte alle difficoltà è circolata l'ipotesi, all'interno del Governo, di uno slittamento breve, anche solo di un paio di mesi rispetto al limite fissato al 30 settembre, per lo svolgimento della gara e il conseguente incasso. Il tempo necessario a sbrogliare i nodi di una matassa ogni giorno più complicata.

Secondo la legge di stabilità verranno cedute le frequenze dei canali 61-69 alle telco per realizzare la banda larga mobile. Ma in molte regioni quelle frequenze sono già occupate da tv locali che si sono viste nel corso del tempo assegnare la licenza d'uso. Nel decreto omnibus blindato dal Governo è stata inserita una norma ad hoc per liberare quelle frequenze. Dunque nessuna nuova assegnazione, da ora in poi, nelle regioni non ancora passate al digitale terrestre. Ci penserà una graduatoria a stabilire quali emittenti avranno la frequenza e quali invece dovranno "traslocare": o rinunciando a trasmettere (una volta intascato l'incentivo) o facendosi ospitare dalle emittenti con frequenza. È però la soluzione su cui le piccole tv puntano i piedi. "Difficile che un progetto del genere trovi realizzazione nei tempi sperati" ha detto al Sole 24ore il presidente di Aeranti-Corallo, Marco Rossignoli. Viene chiesto un aumento anche dell'incentivo. "O c'è un indennizzo efficace - ha detto Giorgio Galante direttore del circuito nazionale 7Gold - o sarà dura battaglia legale".

11 Maggio 2011