Merger At&t T-Mobile: i Democratici Usa scettici sull'operazione

L'AUDIZIONE

L'audizione del ceo Stephenson davanti alla sotto-commissione Antitrust del Senato non ha sortito il pieno "appoggio" al progetto di fusione. Il timore è che si ritorni al duopolio a sfavore della concorrenza

di Patrizia Licata
At&t e T-Mobile Usa difendono le ragioni del loro matrimonio da 39 miliardi di dollari di fronte al Senato americano, mentre i concorrenti più piccoli sono sul piede di guerra gridando al ritorno del “duopolio” sul mercato delle telecomunicazioni statunitense.

“A lungo siamo rimasti indietro all’Europa per mancanza di innovazione a causa di un duopolio nel settore telecom”, afferma Daniel Hesse, chief executive di Sprint Nextel. “Oggi gli Stati Uniti sono numero uno al mondo in termini di innovazione. Non per niente Google, Apple e Microsoft sono americane. Ora la mia preoccupazione è che si torni a quel duopolio e che gli Usa restino indietro nella corsa all’innovazione”.

Non la pensa così Randall Stephenson, chief executive e president di At&t, che di fronte alla sottocommissione del Senato che si occupa di antitrust ha dichiarato che il merger risulterà in un miglioramento della qualità del servizio per gli utenti e in un aumento della capacità di rete, stimolerà l’innovazione e aumenterà la pressione della concorrenza. Secondo Stephenson, l’accordo con T-Mobile Usa aiuterà At&t a implementare le sue reti di quarta generazione.

I Senatori non hanno mancato di mettere le due aziende sulla griglia. Herb Kohl, Senatore Democratico presidente dell’antitrust subcommittee, ha avvertito At&t e T-Mobile Usa che dovranno fornire solide prove che il merger non danneggia la concorrenza, come Kohl “teme”. L’accordo, infatti, mette insieme il secondo e il quarto maggiore operatore mobile americano e i senatori sospettano che possa avere come risultato un aumento dei prezzi per i consumatori. Hesse di Sprint pensa addirittura che il merger porterà a un consolidamento sul mercato telecom americano, con la scomparsa di alcuni player più piccoli e la riduzione dei carrier nazionali da quattro a due, con At&t e Verizon Wireless che controlleranno l’80% del mercato.

I Senatori per ora non chiedono a At&t e T-Mobile Usa di rinunciare alla fusione, ma i Democratici vorrebbero approfondire l’inchiesta sulle possibili implicazioni e imporre delle condizioni al matrimonio, mentre i Repubblicani si sono mostrati più restii a un intervento del governo sul mercato delle telecomunicazioni e alcuni condividono la visione di At&t secondo cui l'operazione potrebbe aiutare il carrier a implementare più velocemente le reti wireless in tutto il Paese, anche nelle aree rurali.

Ma che cosa succederebbe se, ipoteticamente, l’accordo tra At&t e T-Mobile Usa saltasse? Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, se At&t non riuscirà a chiudere la transazione proposta, sarà costretta a sobbarcarsi costi per un totale di 6 miliardi di dollari, tra cash (3 miliardi che At&t si è impegnata a pagare se il merger fallisce) e accordi per lo spettro (2 miliardi) e il roaming (1 miliardo) con T-Mobile. L’agenzia di stampa nota che il prezzo che At&t pagherebbe per la rottura dell’accordo rappresenta il 15,4% del valore dell’accordo stesso, una cifra record per i merger e le acquisizioni.

13 Maggio 2011