Smart meter, per le telco partita non facile

BUSINESS

Le connessioni machine-to-machine sono in netto aumento ma saranno le utility a spartirsi la torta del business. Al 2020 solo il 5% del fatturato sarà generato dalle telco, grazie al traffico di rete: per incrementare i guadagni bisognerà allargare l'offerta alle soluzioni end to end

di Patrizia Licata
Arriveranno a 1,5 miliardi in tutto il mondo le connessioni machine-to-machine (M2M) per il mercato delle utility entro il 2020, pari a un giro d’affari di 24 miliardi di dollari, secondo l’ultimo studio di Machina Research. E’ evidente che esiste un’opportunità da cogliere per gli operatori di rete mobile, ma siccome il traffico generato sarà probabilmente esiguo, i carrier dovranno rivelarsi molto abili nello sfruttare l’Internet delle cose, se vogliono davvero trarne dei guadagni.

I contatori intelligenti rappresenteranno la quasi totalità (99%) delle connessioni M2M per le utility entro il 2020, in crescita rispetto al 97% dell’anno scorso, mentre il resto sarà legato alla gestione dei trasporti e della distribuzione da parte delle stesse società elettriche. Queste cifre significano che tra il 2011 e il 2020 il mercato avrà bisogno di 1,4 miliardi di nuovi smart meter, su cui però transiteranno poche centinaia di Kb per metro all’anno, col rischio che gli operatori mobili si trasformino in meri "dumb pipe".

"Sono troppi pochi bit per generare soldi," afferma Matt Hatton, direttore di Machina Research. Quale la soluzione, dunque, per i carrier? Secondo Machina Research, dovranno adoperarsi per stabilire rapporti diretti con le utility, diventare il primo punto di riferimento rispetto ad altri provider di servizi o integratori di sistemi e partecipare alla gestione di device e servizi, anziché limitarsi a trasportare il traffico. “Il nodo è fornire l’intero servizio, lungo tutta la catena, end-to-end", nota Hatton.

Insomma, nell’Internet delle cose, il numero di device installati non significa necessariamente un moltiplicarsi di revenues per le telco: il direttore della società di ricerche prevede che il traffico di rete rappresenterà appena il 5% di tutto il fatturato M2M del mercato utility entro il 2020, pari a 1,2 miliardi di dollari, pur se in crescita rispetto ad oggi: attualmente esistono 100 milioni di connessioni M2M sul mercato utility nel mondo che generano 4 miliardi di dollari di revenues, di cui appena l’1% (50 milioni) deriva dal trasporto del traffico su reti mobili.

Ma mentre le telco dovranno faticare per una dietetica fetta della torta del mercato M2M, altre aziende potrebbero ottenere porzioni più ricche, continua Machina Research: oltre alle aziende che fabbricano gli smart meter, ci sono i produttori di moduli telecom, come Sierra Wireless, Telit ed Ericsson, che potranno beneficiare direttamente della crescita di device, oltre ad altre aziende che ne beneficeranno indirettamente, come Qualcomm.

La ricerca di Machina Research indica anche che entro il 2020 la Cina sarà il primo Paese per numero di smart meter installati: il 40% di tutte le connessioni M2M mondiali del mercato utility si troverà nella Tigre asiatica. In termini di tecnologie di rete, invece, il 3G dominerà, benché anche le tecnologie mobili di seconda generazione siano in grado di gestire facilmente il traffico M2M.

17 Maggio 2011