Isp europei in rivolta: "Non faremo i poliziotti del Web"

PROPRIETA' INTELLETTUALE

I service provider promettono battaglia sulle nuove regole proposte dalla Intellectual Property Rights Strategy della Commissione Ue che verranno pubblicate domani

di Patrizia Licata
Isp e attivisti dei diritti online europei in rivolta: la Commissione Ue starebbe favorendo addirittura la censura, dicono, perché la nuova Intellectual Property Rights Strategy, che sarà pubblicata domani, chiederà agli Internet service provider di contribuire direttamente a fermare la pirateria online, svolgendo compiti simili a quelli di polizia. Una lesione dei diritti fondamentali, sostengono gli attivisti, perché gli Isp sarebbero costretti a punire i loro utenti senza l’intervento di un giudice o di un tribunale.

Le bozze della Intellectual Property Rights Strategy sono state visionate dalle varie lobby in vista della release del 24 maggio. “La proposta della Commissione europea creerebbe un Far West”, dichiara Joe McNamee della EDRi, associazione che difende i diritti su Internet.

La nuova strategia rappresenta una revisione della Intellectual Property Rights Enforcement Directive dell’Ue e ha lo scopo di “affrontare alla radice la piaga della violazione della proprietà intellettuale su Internet; a tal fine stimola la cooperazione degli intermediari, come gli Internet service provider", afferma la Commissione.

Ma gli Isp e le Ong sostengono che l’inclusione di tale "cooperazione" nella strategia significherà che i provider saranno obbligati a filtrare i siti web secondo le indicazioni dell’industria dell’intrattenimento e a limitare l’accesso o addirittura negarlo agli utenti che sono stati sorpresi in atti di download illegale per tre volte. Già Spagna, Irlanda e Uk hanno approvato simili restrizioni all’accesso per i “pirati” recidivi e le proteste degli utenti si sono moltiplicate.

La Commissione europea chiarisce di non seguire il modello di nessuna nazione: “Piuttosto mettiamo in comune le best practice e cerchiamo di sviluppare l’approccio più efficiente e equilibrato”, afferma la portavoce Chantal Hughes.

L’aspetto che preoccupa gli attivisti, nelle legislazioni approvate in Spagna, Irlanda e Uk, e nella strategia proposta dalla Commissione, è che non viene previsto l’intervento di un esperto legale indipendente che riconosca che effettivamente è avvenuto un atto di pirateria, prima di tagliare la connessione al presunto colpevole.

"E’ necessario l’intervento della legge per stabilire la legalità o illegalità del contenuto e proteggere il consumatore”, afferma Vicky Hanley-Emilsson dell’Ecta - una visione condivisa dallo Special Rapporteur for the Freedom of Opinion and Expression dell’Onu: Frank la Rue prevede di pubblicare un report entro due settimane in cui criticherà l’Ue perché intende trasformare gli Isp in dei poliziotti.

Il timore dei provider e degli altri attivisti è che si instauri una sorta di “cultura del terrore” che alla fine scoraggi l’uso delle nuove tecnologie, spiega Joe McNamee di EDRi. Ma l’industria teme anche i costi dell’attività di filtro che dovrebbe condurre sulle proprie reti. In Uk, Bt ha calcolato che la nuova legge costerà agli Isp 1 milione di sterline al giorno, che ricadranno, ovviamente, sulle bollette della banda larga degli utenti.

23 Maggio 2011