Romani alle tv locali: incentivi legati all'esito dell'asta Lte

DIVIDENDO ESTERNO

Il ministro allo Sviluppo economico: "Più risorse alle piccole tv per liberare lo spettro solo nel caso che i proventi della gara siano superiori alle aspettative del governo". Ma, ribadisce, improponibile la cifra di 720 milioni richiesta

di P.A.
Più incentivi alle tv locali per lasciar libere le frequenze solo se i proventi dell'asta Lte saranno superiori ai 2,4 miliardi. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, nel corso del Radio Tv Forum di Aeranti Corallo.

Romani risponde così all'intervento di Corrado Calabrò, presidente dell'Agcom, latore della richiesta di incentivi "in proporzione all'introito realizzato" dalla gara, avanzata dalle emittenti locali per liberare le frequenze destinate all'asta Lte. Nel sottolineare che le regole per la gara, formulate dall'Autorità per le Comunicazioni lo scorso 24 marzo, consentono "entrate anche superiori alla cifra preventivata di 2,4 miliardi di euro" come indicato dalla legge di stabilità, Calabrò spiega che incentivi alla liberazione delle frequenze sono necessari se si vuole procedere con tempestività a liberare lo spettro e a bandire le aste.

L'aumento delle somme da destinare alle emittenti che liberano le frequenze, proporzionalmente all'incasso della gara, "sarebbe un risultato rispondente ad un tempo alle esigenze finanziarie dello Stato (perchè ci sarebbe un maggiore introito), all'utilizzo razionale delle frequenze e alla salvaguardia economica degli investimenti fatti dalle emittenti locali", aggiunge Calabrò.

Romani, 240 milioni non sono briciole. Troppi 720 milioni
Il ministro Romani, nell'impegnarsi personalmente al reperimento di maggiori risorse per le tivù locali, premette che i 240 milioni, che proverrebbero dal 10% sull'incasso della gara, indicato dalla legge di stabilità come rimborso alle emittenti locali, "non sono briciole". Ma Romani ammette che, così come evidenziato dalle tv, "non funziona il meccanismo che la legge pone con il "fino a"", che significa in sostanza che qualora l'incasso della gara superasse i 2,4 miliardi alle emittenti arriverebbero sempre 240 milioni.

"Su questo - dice il ministro - si può discutere. Se la gara - sottolinea - consegnasse al paese più risorse non vedo perché quel 10% non possa tornare al settore". Romani sottolinea di essere al lavoro "con il ministro Tremonti perché la gara proceda con chiarezza. Mi auguro - conclude - che produca le risorse che ci aspettiamo", anche se, ammette "probabilmente quei 240 milioni non saranno sufficienti per far fare un passo indietro a chi ha voglia di farlo". Una cosa è certa: "non credo mai che potremo arrivare a 720 milioni come rimborso", precisa il ministro riferendosi ad una cifra circolata tra gli addetti ai lavori.

Beauty contest scelta imposta dall'Ue
Per quanto riguarda il beauty contest per il digitale terrestre - la procedura per assegnare cinque frequenze digitali alle tv nazionali - Romani e Calabrò spiegano che si tratta di una scelta obbligata, imposta dall'Ue. "Il beauty contest non è una procedura che abbiamo condiviso come immaginata da noi, ma è una mediazione internazionale, è figlia di un'infrazione - ha detto Romani - Parlare con l'Europa è quasi più difficile che parlare con i paesi confinanti. L'Europa non ci ha chiesto di fare una gara economica, ma abbiamo dovuto accettare che le frequenze fossero segnate con beauty contest, per mettere a posto un meccanismo che guarda caso riguardava l'anomalia italiana in campo televisivo".

Il ministro ha spiegato che "la settimana scorsa sono stati trasmessi gli ultimi particolari a Bruxelles e il beauty contest dovrebbe tornare legittimato dal bollino europeo". È vero che al beauty contest partecipano gli incumbent ma è anche vero che questi non occuperanno tutte le frequenze. "Alla gara potranno partecipare anche i nuovi entranti. Non ho ancora capito chi sono i nuovi entranti, a Bruxelles pare che ce ne siano tanti, io non ne ho ancora visto uno", chiude Romani.

Calabrò ricorda che sull'Italia "pende una procedura di infrazione comunitaria, ad oggi solo sospesa, in tema di pluralismo sul digitale terrestre. Il dividendo di cinque reti verrà messo in gara con criteri asimmetrici e correttivi che garantiranno l'apertura alla concorrenza, l'ingresso di nuovi operatori e la valorizzazione di nuovi programmi".

Rossignoli (Aeranti-Corallo): Beauty contest inaccettabile, triplicare gli indennizzi per le tivù locali
“Il decreto legge con cui è intervenuto il Governo, in relazione alla riduzione delle frequenze destinate ai servizi di radiodiffusione televisiva, prevede la redazione di graduatorie per regioni e per aree tecniche ai fini del rilascio dei diritti di uso delle frequenze per le trasmissioni televisive digitali terrestri. Tale nuovo percorso normativo rimette in discussione il processo di transizione per le sole tv locali. Non è accettabile che tutte le tv nazionali ottengano senza alcuna selezione l’assegnazione di reti digitali pianificate, mentre solo le tv locali utilmente collocate in graduatoria potranno esercire reti digitali". Così in una nota Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo, che aggiunge: “E’ inaccettabile che mentre vengono ridotte nove frequenze alle tv locali, stanno per essere assegnate gratuitamente, con il beauty contest, sei frequenze per e trasmissioni televisive digitali nazionali, con possibilità di assegnazione di alcune di tali frequenze a soggetti che già eserciscono altri multiplex nazionali".

Riferendosi poi agli indennizzi previsti dalla legge di stabilità 2011 per le tv locali, Rossignoli ha sostenuto che gli stessi siano "talmente irrisori da non incentivare certamente nessuna tv
locale a cedere le frequenze attualmente esercite. Solo triplicando le risorse sarebbe possibile avvicinarsi ai valori minimi di mercato delle frequenze di trasmissione".

"Per rafforzare il comparto – ha concluso Rossignoli - sarebbero necessarie norme di indirizzo del mercato pubblicitario, come sgravi di imposta per le aziende che acquistano spazi pubblicitari sull’emittenza locale e come il divieto di trasmissioni pubblicitarie per le pay tv".

24 Maggio 2011