Telco vs Ott. Bernabè: "No a paletti a priori. La soluzione sta nella flessibilità"

TELCO VS OTT

Dalle pagine di Les Echos il presidente di Telecom Italia ribadisce la necessità di un coinvolgimento degli over the top nella realizzazione delle nuove reti "per sanare l'attuale asimmetria". Ma dice no a interventi regolatori ex ante e troppo rigidi: "Si rischia di creare nuovi problemi"

di Patrizia Licata
L’e-G8 scalda gli animi e mentre i rappresentanti della società civile criticano il Forum che ha riunito a Parigi i leader dell'economia digitale per raccogliere le opinioni dell’industria sul futuro di Internet, “gli operatori telecom applaudono”, scrive oggi Les Echos. Sulle pagine del quotidiano francese, il Presidente esecutivo di Telecom Italia e chairman della Gsma, Franco Bernabè, sottolinea l’importanza di un evento dedicato a Internet che attira l’attenzione dei politici ai più alti livelli: "Abbiamo bisogno che le nostre problematiche vengano comprese", afferma.

E' proprio il top manager italiano a illustrare il punto di vista delle telco e a dare voce alle richieste delle aziende del settore. Il primo bersaglio sono i fornitori di contenuti 'Over-the-Top' come Google o Apple: per il presidente esecutivo di Telecom Italia oggi esiste un vero “scollamento normativo” che penalizza le telco a vantaggio degli Ott. "Da sempre”, dice Bernabè, “gli operatori occidentali agiscono in un quadro molto regolamentato, ma non è così per i nuovi Internet player. Non avrebbe senso imporre loro lo stesso livello di regolamentazione, ma non è accettabile neanche l'attuale asimmetria". La soluzione, per Bernabè, risiede nella “flessibilità”, senza regole a priori che non fanno che "creare problemi".

L'industria delle telecomunicazioni, del resto, continua ad avere un peso economico rilevante, sottolinea il top manager italiano. In Europa e negli Stati Uniti, il settore impiega 11 milioni di persone, contro un “centinaio di migliaia" della web industry. E' vero, le telco sono in sofferenza: France Telecom ha tagliato 39.000 posti di lavoro negli scorsi anni e Telecom Italia ne eliminerà 3.900 nei prossimi tre. "La perdita di occupazione nel settore è molto rapida e presto, con la maggiore diffusione del 'cloud' nelle imprese, coinvolgerà anche il settore dell'informatica", afferma Bernabè. Ma gli impieghi nell’industria di Internet si creano a ritmi più lenti che nell’industria telecom e sono anche "meno sicuri e con meno vantaggi sociali. E’ una transizione che merita l'attenzione della politica", aggiunge.

Altro bersaglio del presidente esecutivo di Telecom Italia è la visione tutta orientata alle esigenze del consumatore del Commissario europeo all'Agenda Digitale, Neelie Kroes, il cui obiettivo primario è quello di far scendere i prezzi dei servizi di comunicazione. "I politici dovrebbero capire che prima di essere consumatori, gli internauti sono lavoratori, che non potranno più spendere il loro stipendio se perderanno il posto", sottolinea Bernabè.

Attenzione anche al pericolo di creare nuovi monopoli, messo in luce già dal numero uno di France Telecom Stephane Richard. Commenta Bernabè: “In Europa, con lo standard del Gsm, abbiamo dato vita a un mondo aperto che ha conquistato 5 miliardi di utenti, mentre le aziende di Internet costruiscono comunità chiuse, integrate e isolate". La Gsma sta cercando di creare dei sistemi aperti concorrenti di quelli di Apple e Google: Rcs, Wac, Nfc sono alcune delle tecnologie di comunicazione sviluppate dagli operatori (anche se stentano a decollare). Bernabè vorrebbe vedere un sistema operativo per smartphone tutto europeo: "Abbiamo bisogno di concorrenza. Ci piacerebbe, ad esempio, che Meego di Nokia emergesse, ma siamo aperti a tutte le iniziative dei fornitori".

Bernabè tocca poi il nodo degli investimenti. Per Telecom Italia il traffico Internet mobile cresce del 100% l’anno e quello fisso del 35%. Un boom che richiede di spendere sulle infrastrutture di rete: l'incumbent italiano ha stanziato 3 miliardi di euro per il 2011, solo in Italia, e dovrebbe investire altrettanto nei prossimi anni. Ma la grande sfida per gli operatori è far sì che gli Internet player, che sfruttano il valore delle reti senza aver investito, comincino a dare un contributo finanziario al loro aggiornamento. O almeno che non impediscano alle telco di creare una sorta di “super-Internet” di livello superiore a quello aperto a tutti, il cui accesso sarebbe invece a pagamento.

Anche Olivier Roussat, Ceo di Bouygues Telecom, ha avuto modo di sottolineare la necessità di trovare, almeno per il traffico mobile, delle soluzioni comuni con le società “che offrono servizi sulle nostre reti”. Un compromesso difficile, visto che, come ha spiegato all’e-G8 il Professore di diritto Lawrence Lessig, "le web companies non hanno alcun interesse commerciale ad accordarsi con gli operatori". Ma Bernabè è fiducioso: "In fin dei conti, siamo noi che abbiamo le infrastrutture...Il modello economico di società come Google deve evolversi. Avranno bisogno di servizi più sofisticati per i video, il 3D, la sicurezza e saranno loro stessi che ce lo chiederanno". A condizione, aggiunge Les Echos, che gli operatori apportino un vero valore aggiunto alla rete, per il quale occorrerà avere il coraggio di assumersi dei rischi e innovare.

26 Maggio 2011