Usa, fusione At&t-TMobile, si rafforza il fronte del no

USA

Sprint presenta richiesta formale alla Fcc per bloccare il merger. E anche i piccoli carrier passano all'azione. California e Lousiana aprono una procedura di revisione dell'accordo. Ma a favore della liaison c'è l'appoggio della Silicon Valley

di Patrizia Licata
Si inasprisce l’opposizione al mega-merger americano tra At&t e T-Mobile Usa. I concorrenti del mercato wireless temono la concentrazione di spettro e i danni alla concorrenza e alzano la voce. E anche se l'accordo non sembra a rischio, almeno a detta degli analisti, la strada per i due carrier si annuncia sempre più in salita.

Tra i vari fronti del no,
 Sprint Nextel, terzo maggiore player mobile negli Usa, rappresenta uno dei più attivi. Ieri la società ha presentato una richiesta formale alla Federal communications commission per bloccare la proposta di fusione tra At&t e T-Mobile Usa (che rappresentano il secondo e il quarto maggiore carrier negli Stati Uniti, ma che unendosi dominerebbero nettamente il mercato). Nella sua petizione alla Fcc, Sprint sostiene che l’operazione sarebbe un danno per l’economia della banda larga, per la concorrenza e per i consumatori, mettendo nero su bianco le preoccupazioni già espresse nelle scorse settimane dal suo Ceo Dan Hesse.


At&t, che è pronta a sborsare 39 miliardi di dollari per acquisire T-Mobile Usa da Deutsche Telekom (sempreché l’accordo vada in porto), replica che la transazione le darebbe nuovo spettro, permettendole di aumentare la copertura e quindi di fornire accesso alla banda larga mobile a più utenti e migliorare il servizio.
 La telco americana afferma di avere il supporto delle comunità locali, dei rappresentanti dei cittadini, di undici governatori, di diversi sindacati e anche di alcuni parlamentari del Congresso. Il leader della lobby che sostiene At&t, Jim Cicconi, nega anzi che l’opposizione stia aumentando e afferma che il fronte del no è largamente bilanciato da chi è favorevole al merger.

E’ vero che venerdì scorso il Silicon Valley Leadership Group, una coalizione di oltre 340 aziende tecnologiche della Silicon Valley, ha espresso il proprio appoggio alla mega-fusione, spiegando che rappresenta una soluzione logica alla carenza di spettro che grava sul mercato mobile americano. Ma i piccoli carrier si stanno dando da fare per esprimere il proprio dissenso e dimostrare, d’accordo con Sprint, che il merger creerebbe una forma di monopolio soffocando l’innovazione e impattando negativamente sulla crescita economica.

La scorsa settimana, il Ceo di Leap Wireless International, Doug Hutcheson, ha dichiarato che l’accordo va “contro l’interessse pubblico” perché concentrerebbe i diritti d’uso delle onde radio nelle mani di un solo colosso e minerebbe l’accesso ai servizi wholesale di roaming per voce e dati. Anche MetroPcs communications, altro piccolo competitor, ha sottolineato il rischio che la fusione metta una grande quantità di spettro nelle mani di una sola compagnia.

Intanto la California, come già la Louisiana, si prepara ad aprire un’indagine sull’accordo: la Public Utilities Commission vuole studiare meglio l’operazione prima di concedere il proprio assenso. Si tratta di un processo di revisione del merger che non ha il potere di bloccarlo ma che può risultare in un parere negativo da sottomettere alla Fcc, dove l’opposizione di questi Stati potrebbe alla fine pesare. Eric Skrmetta, commissario della Louisiana Public Service Commission, che pure sta passando al vaglio l’accordo, spiega che ciò che preoccupa è la possibile riduzione della concorrenza e l’aumento dei prezzi per i consumatori, anche se, d’altro lato, alcuni consumatori potrebbero essere beneficiati perché avrebbero un servizio da cui oggi non sono raggiunti.

La situazione è dunque molto complessa, ma gli analisti di Wall Street ritengono ancora che l’accordo andrà in porto, almeno con un 70% circa di chance e, forse, con qualche limitazione. Ma che per At&t e T-Mobile Usa si prepari una dura battaglia per vincere il sì, su questo nessuno ha dubbi.

01 Giugno 2011