Asta Lte, Rossignoli: "O più soldi o frequenze nazionali"

ASTA LTE

Il presidente di Aeranti-Corallo: "Siamo pronti a dare battaglia sia in sede italiana che europea"

di Matteo Buffolo
Una faccenda intricata, con tre attori principali e diversi comprimari. È così che, a oggi, si presenta l’asta per l’assegnazione delle frequenze 61-69: da un lato ci sono le telco che dovrebbero comprarle per potenziare la banda mobile; dall’altro il Governo, che punta ad incassare 2,4 miliardi; in mezzo, centinaia di tv locali che le utilizzano ora e non sono disposte a liberarle a fronte di un indennizzo pari al 10% dell’incasso che ritengono troppo basso. Proprio una buona parte di queste emittenti si è ritrovata, nei giorni scorsi, a Roma, per il Tv Forum di Aeranti Corallo, una delle due associazioni che riunisce le tv private. “La questione va affrontata in termini diversi”, attacca il coordinatore, Marco Rossignoli secondo cui quell’indennizzo è “irrisorio”. “È incomprensibile e inaccettabile - spiega ancora al Corriere delle Comunicazioni - che tutte le frequenze vengano tolte alle tv locali, soprattutto in un momento in cui, con il beauty contest, ai nazionali ne verranno assegnate di nuove”.
Quali sono i punti chiave per le tv locali?
L’idea di togliere 9 frequenze alle tv locali è incomprensibile: se si è deciso che le frequenze vengano sottratte alle televisioni, la cosa non può riguardare solo le emittenti locali, ma deve riguardare tutte. Normativamente è stato stabilito che un terzo delle frequenze debba andare alle tv locali: a nostro parere sarebbe corretto che anche quando queste vengono ridotte, a loro se ne tolga un terzo e non il cento per cento. Questo è ancora più inaccettabile perché avviene in un momento in cui, attraverso il beauty contest, verranno assegnate sei frequenze agli operatori nazionali e una parte di queste potrà essere assegnata a chi ha già altre frequenze. Questi sono i punti su cui, quando si andranno a prendere provvedimenti concreti, si creerà un ampio contenzioso: noi siamo determinati a far valere le ragioni delle tv locali, sia in sede italiana che in sede europea.
In cambio delle frequenze da assegnare alle telco, vi è stato proposto un indennizzo.
Che sarà, al massimo, di 240 milioni, ovvero pari al 10% dell’incasso massimo previsto per l’asta. Se invece di vendere queste frequenze a 2,4 miliardi la vendita totalizzasse, per esempio, 1 miliardo e mezzo, l’indennizzo sarebbe di 150 milioni. È un fondo irrisorio, perché non sarebbe idoneo neppure per recuperare gli investimenti fatti dagli operatori per il passaggio al digitale.
Di certo il fatto che le frequenze siano occupate non aiuta l’asta e dalle telco sono arrivati dei segnali di preoccupazione in questo senso.
Gli operatori di Tlc non possono certo prendersela con le tv locali: il problema è come stata gestita la questione. Le emittenti operano su quelle frequenze con dei titoli stabiliti dal ministero. Quella che si è creata è una situazione che mette in grave difficoltà entrambi, anche perché noi queste frequenze le stiamo occupando tutte e ci sono addirittura alcune regioni dove ne servirebbe qualcuna in più, perché le assegnazioni sono state effettuate con una logica molto compressa.
Eppure anche dalla Ue sono arrivate indicazioni volte a riservare quelle frequenze alla banda larga mobile invece che al broadcasting.
È vero che a oggi ci sono indicazioni di tipo europeo, ma non è che ci siano dei vincoli. Il Governo potrebbe assegnare le frequenze 61-69 alle televisioni. Se poi in futuro ci saranno degli obblighi, non lo so.
Quindi per Aeranti Corallo quale sarebbe la strada da seguire?
Da un lato la necessità di stanziare indennizzi idonei ai valori di mercato delle frequenze che dovrebbero essere dismesse, dall’altro sarebbe necessario, allo stesso tempo, recuperare alcune frequenze dal sistema tv e assegnarle alle emittenti locali. Non mi pare che in questo senso abbiamo ricevuto grandi aperture da parte del ministro Romani (Paolo, titolare dello Sviluppo economico, ndr), che si è limitato a dire che se la gara comporterà un incasso maggiore, l’indennizzo potrebbe essere rivisto al rialzo.
Concretamente, quali sono le vostre richieste?
Se nella sottrazione delle frequenze si mantenesse ferma la proporzione 1/3-2/3 fra tv locali e nazionali che si è usata per l’assegnazione e al tempo stesso si tenesse anche l’indennizzo previsto, per noi potrebbe essere una soluzione, perché le tv da risarcire sarebbero meno e quindi la somma potrebbe bastare.

06 Giugno 2011