Microsoft, la Sec indaga sulle strategie fiscali

TRASPARENZA

In una comunicazione formale il regolatore americano chiede ragguagli sulle quote del capitale cash conservate all'estero e sulla pianificazione adottata per evitare le tasse in patria. Presto un report pubblico

di Patrizia Licata
Gli Stati Uniti vogliono sapere di più di come Microsoft usa la sua pianificazione fiscale estera per ridurre le tasse che deve pagare in America: il colosso del software ha rivelato oggi che a inizio anno la Sec ha inviato una serie di domande formali per conoscere i dettagli delle sue strategie fiscali, come parte di una più ampia indagine tra le grandi aziende americane e le misure che adottano per ridurre il carico fiscale in patria.

La Sec ha anche spinto Microsoft per la prima volta a svelare quanto del suo contante (in tutto 50,2 miliardi di dollari) venga conservato fuori dagli Stati Uniti, riporta oggi il Financial Times.

“Come parte del suo processo standard annuale di revisione delle prime 100 aziende americane, la Sec ci ha contattato su questioni quali le risorse finanziarie detenute in patria e all’estero, e abbiamo fornito risposta”, ha fatto sapere Microsoft. Redmond ha aggiunto che ora sta preparando un report che sarà presto reso pubblico, visto che i regolatori hanno completato l’indagine.

Lo scambio di lettere tra la Sec e Microsoft getta luce su una zona finora rimasta in ombra della strategia finanziaria con cui le grandi aziende riducono il loro carico fiscale. In particolare, la Sec si è detta spinta a indagare sulla pianificazione fiscale di Microsoft dal fatto che in alcuni Paesi la casa di Bill Gates genera una quota “fuori proporzione” dei suoi profitti. Circa il 62% dell’utile internazionale dell’azienda, infatti, è stato prodotto lo scorso anno in Paesi che però rappresentano solo il 42% del fatturato estero.

In una dettagliata risposta, il colosso del software ha detto di avere in parte beneficiato di una strategia in base alla quale ha fatto passare le vendite attraverso centri regionali dove le tasse sono basse, ovvero in Irlanda, Singapore e Puerto Rico. Questo ha prodotto un “più alto mix di utili con tassazioni inferiori nelle giurisdizioni estere”, ha dichiarato Microsoft.

In un’altra domanda sulla strategia finanziaria internazionale di Microsoft, i regolatori hanno chiesto come mai l’azienda abbia preso in prestito denaro tramite emissioni di bond negli Stati Uniti nonostante le vaste riserve di cash e gli investimenti a breve termine in bilancio. Questo ha spinto Microsoft per la prima volta a rivelare l’estensione delle sue proprietà estere: infatti nell’ultimo report trimestrale si legge che 42 miliardi di dollari della riserva totale di cash di oltre 50 miliardi si trovano fuori degli Stati Uniti.

Rimpatriare il denaro (da usare, per esempio, per pagare i dividendi) costa caro alle aziende Usa in termini fiscali e per questo alcune, come Microsoft ma anche Google, preferiscono lasciare le riserve all’estero e ricorrere ai prestiti per le loro necessità domestiche.

Microsoft ha comunque dichiarato nella sua corrispondenza con la Sec di avere sufficiente contante anche senza riportare in patria il cash che conserva all’estero e ha promesso una maggiore trasparenza in futuro sulle sue strategie fiscali e finanziarie.

07 Giugno 2011