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LE DICHIARAZIONI

Caso Huawei, il fondatore Ren Zhengfei si difende: “Non spiamo nessuno”

In uno dei suoi rari interventi pubblici, l’imprenditore respinge le accuse di coinvolgimento dell’azienda in attività di cyber-spionaggio e minimizza gli effetti dell’esclusione dai contratti del 5G sul business. Ma aggiunge: “Nell’hi-tech la collaborazione è tutto”

15 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

L’escalation di accuse di cyber-spionaggio contro colosso cinese delle Tlc Huawei ha spinto il fondatore Ren Zhengfei a un inusuale intervento pubblico: l’imprenditore ha respinto ogni coinvolgimento della sua azienda in attività contrarie alla tutela della sicurezza dei paesi in cui opera e ha aggiunto che sente la mancanza della figlia Meng Wanzhou, arrestata a dicembre in Canada. Lo riportano il Financial Times e l’agenzia di stampa Reuters sulla base di dichiarazioni rilasciate da Ren alla stampa cinese a Shenzhen; Huawei ha confermato l’accuratezza delle dichiarazioni riportate.

Huawei “non ha mai ricevuto richieste da alcun governo di fornire informazioni improprie”, ha detto Ren. “Amo il mio paese e sostengo il partito comunista, ma non farò mai niente che danneggi un altro paese”.

A dicembre Meng Wanzhou, figlia di Ren nonché direttrice finanziaria e vice presidente del board dell’azienda cinese, è stata arrestata in Canada su richiesta degli Stati Uniti, che ne chiedono l’estradizione con l’accusa di avere violato sanzioni Usa legate all’Iran. Nei giorni scorsi è stato arrestato invece Wang Waijing, dipendente cinese di Huawei che lavorava in Polonia ed è stato accusato di spioanggio da parte dell’Agenzia polacca per la sicurezza nazionale; Huawei ha terminato il rapporto lavorativo con l’ormai ex addetto. “Huawei rispetta leggi e normative dei paesi in cui opera e richiede ad ogni dipendente di attenersi a normative e leggi dei paesi in cui lavora”, ha puntualizzato l’azienda cinese.

Ren, ex ufficiale militare, ha fondato Huawei nel 1987 e dichiara di possedere l’1,14% delle azioni dell’azienda. Le sue apparizioni e dichiarazioni pubbliche sono poco frequenti.

Il momento è tuttavia cruciale per il colosso delle attrezzature telecom della Cina, che rischia di trovarsi fuori dai contratti sulle reti 5G di grandi economie mondiali come Stati Uniti, Australia, Giappone, Regno Unito e Norvegia, i cui governi temono che esista una “backdoor” nelle reti dei fornitori cinesi che permette in qualunque momento l’accesso di Pechino alle informazioni che passano su quelle reti.

Il braccio di ferro su sicurezza e reti 5G è stato innescato l’anno scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, ad agosto, ha firmato una legge che vieta al governo di usare attrezzature Huawei e sta valutando un ordine esecutivo per vietare i prodotti Huawei anche alle aziende americane.

La questione sta esacerbando le relazioni internazionali: dopo l’arresto del dipendente cinese di Huawei in Polonia, anche Varsavia sta considerando il divieto per i vendor cinesi di partecipare al roll-out delle nuove infrastrutture di comunicazione. La condanna alla pena capitale di un cittadino canadese in Cina per reati legati al traffico di stupefacenti è invece apparsa una risposta alla detenzione di Meng Wanzhou nel paese nord-americano. Reuters riferisce che il presidente Trump è pronto a chiudere un occhio sulle accuse alla figlia di Ren in cambio di un accordo commerciale con Pechino favorevole all’America.

Ren ha ribadito che nessuna legge in Cina richiede che le aziende nazionali installino obbligatoriamente delle backdoor che potrebbero essere usate per lo spionaggio. Ren ha anche minimizzato i rischi di un’esclusione massiccia di Huawei dai contratti per il 5G: “E’ sempre così, non si possono fare contratti in tutti i paesi, ci concentreremo a servire meglio i paesi dove Huawei è la benvenuta”. Ren ha detto che Huawei ha 30 contratti su scala globale per realizzare reti 5G.

Ren ha anche descritto Trump come un “grande” presidente e elogiato al sua politica di sgravi fiscali per l’impresa americana. Ma ha aggiunto che il suo “messaggio agli Stati Uniti” è di non sottovalutare il potere della collaborazione nel mondo dell’alta tecnologia, dove è sempre più difficile per un singolo paese o una singola azienda far tutto da soli.

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