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L'ACCORDO

Call center, Assocontact: “Patto imprese-sindacati per rilancio”

Il presidente Sarzana: “Intesa con Asstel e Cgil, Cisl Uil e Ugl passo avanti a tutela di investimenti e occupazione”

04 Ago 2017

F.Me

Prestazioni sanitarie per i collaboratori attraverso un Piano sanitario integrativo, graduatoria di prelazione e stabilità delle remunerazioni: questi i punti alla base dellaccordo tra Assocontact, l’associazione aderente a Confindustria Digitale che rappresenta le società che gestiscono servizi di contact center, insieme ad Asstel e i sindacati rappresentativi di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

“Un quadro che soddisfa le nostre imprese e i nostri collaboratori dice Paolo Sarzana, presidente Assocontact – Abbiamo trovato una buona intesa, frutto della serietà delle nostre argomentazioni e delle ragioni del sindacato”. “Un passo avanti importante per il settore – continua Sarzana – che potrà procedere nell’attività out-bound, fondamentale per il supporto commerciale delle imprese committenti”.

“In un momento di grave difficoltà, la stabilità è un fattore determinante ed averlo raggiunto è un traguardo indispensabile – evidenzia sarazna – Ora l’auspicio è che il sindacato torni a lavorare a fianco delle imprese per la crescita del nostro settore e dei tanti lavoratori che rappresentiamo”.

Un ulteriore impegno per gestire la crisi del settore che arriva a qualche giorno di distanza dell‘intesa firmata da Asstel e i sindacati.

Gli aspetti qualificanti dell’accordo riguardano, in particolare, il modello di erogazione del corrispettivo economico, uguale per tutti i lavoratori e valevole su tutto il territorio nazionale; il meccanismo della graduatoria di prelazione; le prestazioni sanitarie per i collaboratori attraverso un Piano sanitario integrativo del Ssn avviato con successo nel febbraio scorso, che si è potuto concretizzare grazie a una speciale convenzione stipulata dalle parti firmatarie con FareMutua, società di mutuo soccorso, e UniSalute, compagnia specializzata in assistenza sanitaria.

La firma rappresenta un ulteriore passo verso la protezione di un settore che in questi anni sta affrontando la poù grande crisi della sua storia, stretto tra il boom tecnologico (chatbot) e delocalizzazioni. Su questo ultimo fronte lo scorso 4 maggio è intervenuto direttamente il governo che ha spinto per la firma di un protocollo di intesa con i grandi committenti . Il documento definisce le buone pratiche sociali e commerciali per gestire i call center, in via diretta o indiretta. Tredici i committenti firmatari: Eni, Enel, Sky, Tim, Intesa San Paolo, Fastweb, Poste, Trenitalia, Ntv, Unicredit, Wind3, Mediaset e Vodafone che rappresentano il 65% dei committenti italiani).

Quattro i punti toccati dal Protocollo: qualità del servizio, delocalizzazione, costo del lavoro, clausole sociali. Vediamoli nel dettaglio. Sulla qualità del servizio si sottolinea l’esigenza di chiarezza, semplicità di fruizione e correttezza delle informazioni fornite; certificazione linguistica B2 per gli operatori fuori dal territorio nazionale; individuazione di procedure che assicurino tempi di risposta definiti; applicabilità della normativa nazionale sulla privacy anche per i servizi erogati all’estero; rispetto delle fasce orarie individuate dalla normativa o dalle autoregolamentazioni vigenti. Su uno dei nodi più spinosi per il settore, le delocalizzazioni (sul punto il Governo è intervenuto, tra l’altro, stabilendo lo stop a incentivi alle imprese che si trasferiscono all’estero) si punta a garantire, come detto, che il 95% delle attività effettuate in via diretta sia effettuato in Italia entro 6 mesi dalla stipula e, per i nuovi contratti, almeno l’80% dei volumi in outsourcing sia effettuato sul territorio italiano (fermo restando il vincolo a non ridurre la quota attuale qualora superiore a tale valore).

E ancora, il protocollo interviene in materia di costo del lavoro chiedendo la sterilizzazione della componente dalle offerte dei fornitori, ovvero l’esclusione delle offerte dei fornitori, se il costo lavoro orario è inferiore alle tabelle del ministero del Lavoro o a quello fissato da accordo sindacale. Infine, il documento stabilisce l’impegno a prevedere strumenti di tutela analoghi a quelli previsti dalla norma in relazione alla clausola sociale o, alternativamente, valorizzare l’impegno dei fornitori di garantire l’applicazione di strumenti di tutela dei lavoratori analoghi a quelli previsti dalla norma. Il protocollo ha durata 18 mesi con rinnovo tacito e verifica dei risultati decorsi 12 mesi.