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IL CASO

Chip, l’Europa “vince” su Qualcomm

La Corte generale del Lussemburgo ha ordinato all’azienda di fornire alla Commissione Ue i dati richiesti sull’inchiesta avviata nel 2015 per verificare eventuali comportamenti anti-concorrenziali sul mercato dei microprocessori

10 Apr 2019

Antonio Dini

Fra il 2009 e il 2011 Qualcomm è stata accusata di aver praticato prezzi elevati sulle sue componenti per mettere fuori mercato il produttore di cellulari britannico Icera, che poi è stata acquisito da Nvidia. A partire dal 2015 è in corso una indagine da parte della Commissione Ue, che nel gennaio 2017 ha chiesto a Qualcomm di fornire ancora più informazioni circa il periodo in esame.
Dopo una serie di rinvii e ricorsi richiesti da Qualcomm perché considerava le richieste della Commissione al di là dello scopo delle investigazioni, la Corte generale con sede a Lussemburgo ha deciso di respingere le opposizioni e ordinare a Qualcomm di presentare quanto prima i dati richiesti.
Nel giudicare che Qualcomm non avesse ragione per fare opposizione, perché non è stata capace di presentare obiezioni in grado di mostrare che i dati richiesti dalla Commissione andassero al di là dello scopo necessario per l’investigazione, ha anche previsto una multa giornaliera di 580mila euro in caso di risposta ritardata rispetto a quanto previsto dalla sentenza.
L’anno scorso la Commissione Ue aveva comminato una sanzione di 997 milioni di euro a Qualcomm per aver impedito al produttore di telefonini Apple di utilizzare i chip prodotti dai suoi concorrenti, inclusa Intel.

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