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L'INTERVISTA

E-Fattura B2B, Martingano: “Da qui può partire la digital transformation”

L’Ad di Ifin Sistemi: “Dopo lo switch-off la sfida tecnologica è vinta. Ora bisogna aiutare le aziende a efficientare i processi. E chi non è soddisfatto del fornitore non deve accontentarsi, ma cercare sul mercato il provider più adatto alle proprie esigenze”

18 Feb 2019

Antonello Salerno

“Le aziende sono ancora in tempo. Chi non è soddisfatto del servizio di fatturazione elettronica che ha scelto non deve accontentarsi: se il provider è inadempiente la cosa migliore è scegliere sul mercato chi può rispondere al 100% alle proprie esigenze. Si tratta per noi dei clienti più importanti, perché hanno un’esperienza, seppur negativa: vogliamo puntare su di loro e dare loro un riscontro, perché nessuna scelta è irreversibile”. Lo afferma in un’intervista a CorCom Giovanni Maria Martingano, amministratore delegato di Ifin Sistemi, facendo un bilancio del primo periodo dall’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica nel B2B.

Martingano, iniziano a diradarsi i timori e le perplessità che erano emerse a ridosso dello switch-off tra piccole aziende e professionisti che si sentivano impreparati?

La fatturazione elettronica B2B è stata vista con grande timore per tutta una serie di problematiche, ma dal nostro punto di vista si è partiti con il piede giusto. Soffermandoci per un momento sui numeri, è importante specificare che non abbiamo soltanto clienti diretti, ma anche una vasta platea di outsourcer, system integrator e software house  che utilizzano le nostre soluzioni in modalità white label: così a fronte di circa 600 mila fatture gestite direttamente da Ifin Sistemi ce ne sono già più di 15 milioni gestite dai nostri partner. Questo ci mette nella posizione di avere una visione ampia del mercato e di come si sta muovendo. 

Come è andata la fase di passaggio iniziale?

La tenuta della nostra piattaforma è stata eccellente, grazie anche ai test di carico massivi effettuati prima della fine dell’anno. Così dall’inizio di gennaio possiamo contare sullo 0% di problematiche di uptime, e possiamo dire di essere riusciti a superare anche le piccole anomalie che abbiamo riscontrato sul sistema di interscambio, grazie a un cruscotto di controllo che ci consente la totale trasparenza verso il cliente. Questo ci ha consentito di fronteggiare al meglio anche l’inesperienza degli utenti finali, accompagnandoli in questa fase di passaggio. In più continuiamo beneficiare di un passaparola importante: ancora oggi stiamo firmando contratti con chi aveva scelto altre piattaforme e che dopo una prima esperienza negativa ha preferito rivolgersi al noi. Per gestire l’on-boarding sui nostri sistemi di un outsourcer o di una software house con migliaia di clienti impieghiamo al massimo tre giorni, mentre per un privato trascorrono non più di un paio d’ore, senza nessun problema di performance.

Al di là dello scetticismo iniziale, iniziamo a emergere le opportunità della fatturazione elettronica come stimolo per la trasformazione digitale delle aziende?

Purtroppo il cliente ha ancora nella fase iniziale un mood negativo, vive questa transizione essenzialmente come un obbligo, senza coglierne l’opportunità. Questo vale sopratutto per le realtà più piccole, mentre i grandi hanno iniziato ad abituarsi in anticipo e a considerare i vantaggi per l’efficientamento dei processi. A oggi possiamo dire che la sfida tecnologica è finita, si è già risolta positivamente, mentre l’attenzione si sposta sulla parte che riguarda la trasformazione digitale dei processi. Grazie alla leva dell’adempimento sarà molto importante accompagnare le aziende a cogliere questa nuova sfida, che effettivamente parte soltanto oggi.

In quest’ottica sono le soluzioni a doversi adattare ai processi aziendali, o i processi alle soluzioni?

Mi pare fondamentale non puntare su soluzioni rigide a scaffale, ma su soluzioni che abbiano la capacità di adattarsi ai processi, in modo sartoriale. Perché qualunque adempimento, se è visto come uno stravolgimento dei propri processi, non può che essere qualcosa che frena l’entusiasmo verso il cambiamento. Sarà fondamentale adattarsi alle abitudini consolidate degli utenti, senza stravolgere logiche di lavoro che le aziende considerano già ottimali. L’efficientamento deve nascere dalla possibilità di avere servizi aggiuntivi legati ai processi già in essere. 

Proviamo a fare qualche esempio?

E’ lampante il caso delle possibilità aperte dalla gestione di un documento digitale, che consente di rendere immediatamente ricercabile e a costo zero sia il documento sia i suoi contenuti, mettendoli in relazione con gli altri con cui abbiano caratteristiche comuni. Un processo che se effettuato in modalità “manuale” potrebbe comportare tempi molto lunghi, ma che grazie al digitale si può ottenere senza cambiare le logiche di archiviazione, semplicemente aggiungendo nuove funzionalità ai sistemi già esistenti. Così la fascicolazione dei documenti attraverso i metadati consente collegamenti logici tra documenti diversi. La sfida, in altre parole, è quella dei nuovi servizi da abbinare a quelli già esistenti, gestendo ad esempio le fatture con una logica attenta al risk management e agli strumenti di liquidità abilitati da tecnologie digitali. Una volta si andava in banca, ora è tutto più semplice e si può pensare a una gestione complessiva del ciclo dell’ordine.

Qual è la forza Ifin Sistemi rispetto a queste prospettive?

Siamo costantemente avvicinati da nuove realtà interessate al nostro posizionamento, perché non siamo soltanto un provider di servizi per la fatturazione elettronica, ma di servizi It, quindi l’interlocutore ideale quando si parla di servizi in outsourcing. Software house e system integrator vedono in noi un partner essenziale nel momento in cui si studiano i nuovi servizi da mettere a portafoglio.

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Antonello Salerno

Professionista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all'Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un'agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, su CorCom, nel 2013. Mi muovo su tutti i campi dell'economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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