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SFIDE

Facebook diventa piattaforma di dibattito pubblico, Zuckerberg pronto per la politica?

Libertà di espressione contro i gatekeepers, AI e lavoro, Internet per la coesione sociale: il ceo del social network prepara una serie di incontri con esponenti delle istituzioni, esperti e società civile

09 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

Mark Zuckerberg ha svelato la sua sfida per il 2019: ospitare una serie di dibattiti pubblici sul futuro della tecnologia nelle società. Lo ha scritto nel consueto post su Facebook in cui il fondatore e ceo del social network traccia i suoi obiettivi per il nuovo anno.

Le sfide delle edizioni passate delle “New Year’s resolutions” di Zuckerberg hanno incluso propositi come imparare il mandarino, leggere due libri al mese e correre un miglio al giorno; negli ultimi due anni, però, le pressioni sull’azienda di Menlo Park e la sua influenza sulla vita sociale e politica dei paesi sono notevolmente aumentate e Mark ha dovuto impegnarsi su obiettivi di più ampia portata.

Gli scandali che hanno coinvolto il social network – da Cambridge Analytica alle fake news – rendono indispensabile per Zuckerberg un buon proposito per il 2019 che vada oltre il numero di libri sul comodino. “Parlerò con politici, esperti di diversi settori e comuni cittadini e sperimenterò format diversi per tenere alto il livello di interesse dell’iniziativa. Saranno tutti dibattiti pubblici, o via Facebook o Instagram o su altri mezzi di informazione”, ha annunciato Zuckerberg.

Nel 2018 il ceo di Facebook si è imbarcato in un tour per le città degli Stati Uniti, toccando 25 stati, per affrontare, come ricorda anche il post odierno, temi rilevanti come le elezioni, la libertà di espressione e la privacy. “Facebook è oggi un’azienda molto diversa da quella che era un paio di anni fa”, ammette Zuckerberg assicurando che Facebook continuerà a concentrarsi su queste tematiche “complesse” anche nei prossimi anni.

Tra i temi che potranno essere affrontati negli appuntamenti su Facebook Zuckerberg cita il dibattito sull’uso della tecnologia a tutela della libertà di espressione contro i “gatekeeper tradizionali che controllano quali idee possono essere espresse”, le potenzialità di un’autorità decentrata basata sulla cifratura per controllare i contenuti e le attività online, o ancora la possibilità di usare Internet per rafforzare la coesione sociale, la collaborazione internazionale e la risoluzione dei grandi problemi del mondo e il futuro del lavoro nell’era dell’automazione e dell’intelligenza artificiale.

L’anno scorso Zuckerberg aveva promesso di risolvere molti dei problemi di Facebook come l’abuso della piattaforma per l’hate speech, la diffusione della disinformazione e la manipolazione del processo democratico. Facebook ha perciò aumentato l’attività di fact-checking, chiuso alcuni profili considerati sospetti e migliorato le tecnolgie per il rilevamento degli account fake, ma l’impegno non è stato considerato sufficiente da molti governi e regolatori.

Nei giorni scorsi alcuni politici, accademici e esperti dei diritti civili sentiti dalla testata britannica The Guardian, in vista della pubblicazione della sfida di Zuckerberg per il 2019 si sono detti scettici sulla capacità del numero uno di Facebook di comprendere la portata del suo social network e di curarne le falle. Tom Watson, vice segretario del partito Laburista, ha affermato che nel 2019 la miglior risoluzione di Zuckerberg dovrebbe essere quella di “lasciare l’azienda che ha fondato a una nuova classe dirigente capace di riparare i suoi danni”. Anand Giridharadas, autore di “Winners take all: the elite charade of changing the world”, ha rincarato la dose dichiarando che Zuckerberg, “anziché cercare di curare le tante malattie del mondo, dovrebbe concentrarsi a curare quella piaga che è diventata Facebook”. Non lo farà veramente, ha aggiunto Giridharadas: si dedicherà invece a qualche attività “che gli dia una parvenza di moralità” senza riuscire a sanare le magagne di Facebook e i suoi effetti su politica e società.

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