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In Israele scoppia il caso Airbnb: l’azienda rischia l'”impeachment”

Dopo la rimozione degli annunci nelle colonie in Cisgiordania il ministro della Giustizia Shaked chiede l’incriminazione della società americana per violazione del divieto di discriminazione. E il ministro per gli Affari strategici Erdan invita a usare Booking.com

21 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania innescano una crisi diplomatica tra Israele e Airbnb, la società americana che gestisce affitti in tutto il mondo. Airbnb ha annunciato l’intenzione di rimuovere dai propri servizi gli alloggi destinati ai turisti che si trovano negli insediamenti israeliani in Cisgiordania; da Tel Aviv il ministro degli Affari strategici, Gilad Erdan, ha definito la decisione una “resa” al movimento che chiede il boicottaggio di Israele “Bds”, mentre il ministro della Giustizia, Ayelet Shaked, ha chiesto al procuratore generale Avichai Mandelblit di considerare per Airbnb l’incriminazione per violazione del divieto di discriminazione su prodotti, servizi e ingresso in luoghi pubblici in base alla location, come riportato dai media locali.

Airbnb ha spiegato che intende rimuovere circa 200 annunci di stanze e appartamenti in affitto nelle zone della Cisgiordania occupate dall’esercito israeliano dopo essere stata criticata da utenti che hanno scritto che “le aziende non dovrebbero fare soldi sulle terre da cui le persone sono state cacciate”. “Abbiamo concluso – continua la nota di Airbnb – che dobbiamo eliminare le inserzioni di case negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, cuore della disputa tra israeliani e palestinesi”. Ovviamente gli annunci per Israele restano, così come quelli per Gerusalemme est e le Alture di Golan.

“Questa è una decisione che si basa su considerazioni politiche e non di business”, ha affermato Erdan, come riportato da The Times of Israel.

Erdan ha parlato ieri a una conferenza ospitata dal Jerusalem Post in cui ha detto che Israele è “più vicina che mai” a controllare una parte o tutta Gaza. Nella stessa occasione Erdan ha invitato gli utenti di Internet a abbandonare Airbnb e a usare rivale Booking.com. “Faccio appello a tutti coloro che sostengono Israele e si oppongono ai boicottaggi discriminatori: dovrebbero smettere di usare Airbnb e servirsi delle alternativi. Anzi, posso dire che Booking.com offre un ottimo servizio”, ha affermato Erdan, come riportato da Reuters. L’agenzia di stampa aggiunge che Erdan è uno degli uomini di punta del governo di Tel Aviv nella lotta al movimento Bds e ai boicottaggi di Israele in chiave pro-Palestina.

La decisione di Airbnb è arrivata a un giorno di distanza dalla pubblicazione di uno studio dell’Ong Human Rights Watch che sottolinea le implicazioni negative del business negli insediamenti della Cisgiordania. Human Rights Watch ha accolto con soddisfazione l’annuncio della società e ha detto di augurarsi che Booking.com faccia altrettanto. Anche l’Olp ha commentato positivamente la scelta di Airbnb: “Va nella giusta direzione di fermare gli accordi con gli insediamenti israeliani ed è in linea con le risoluzioni internazionali”, ha dichiarato su Reuters un rappresentante dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina.

Airbnb non ha per ora commentato le affermazioni dei ministri Erdan e Shaked, ma, tramite Chris Lehane, global head of policy and communications, ha affermato: “Israele è un posto speciale e i nostri oltre 22.000 host israealiani sono persone speciali che hanno accolto centinaia di migliaia di persone in visita in Israele. Capiamo che la questione è molto complessa e siamo pronti ad accogliere il punto di vista di tutti”.

Il ministro del Turismo, Yariv Levin, ha invitato Airbnb a tornare sui suoi passi e a ritirare la decisione “discriminatoria”. Nel frattempo Levin ha stabilito di “formulare immediate misure per limitare le attività della società nel paese”.

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