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IL REPORT

Oltre 87mila aziende e 430mila addetti. Ecco tutti i numeri dell’Italia dell’IT

A firma di Anitec-Assinform e Istat lo studio che mette nero su bianco l’evoluzione del comparto dal 2008, l’anno della crisi, ad oggi. Un decennio in cui il nostro Paese ha cambiato decisamente volto. Ma ancora molto resta da fare. Pileri: “Frammentarietà delle aziende IT punto di debolezza strutturale. Filiere territoriali utili, ma servono politiche industriali”

04 Dic 2017

Oltre 87mila aziende per 430mila addetti, pari al 2% delle imprese e al 2,7% degli occupati. Questi i numeri salienti dell’Italia dell’IT messi nero su bianco nel rapporto – unico nel suo genere- “Il settore IT in Italia” a firma di Anitec-Assinform in collaborazione con Istat e NetConsulting cube. “In Italia l’Information Technology è un settore strategico che contribuisce in modo rilevante al Pil con il 3,7% del valore aggiunto. È caratterizzato da una elevata produttività e dal fatto di occupare in prevalenza giovani in buna parte laureati. Il settore IT è uscito dalla crisi 2008 -2014 grazie a un processo di trasformazione evolutiva che ha generato grandi potenzialità innovative ed elevate competenze, cruciali per sostenere la digitalizzazione del Paese”, commenta il presidente Anitec-Assinform Stefano Pileri.

Numerose le informazioni che emergono dall’indagine a partire dal primato del comparto dei servizi IT (74% delle imprese e 54% degli addetti del settore) su quelli del software (22% delle imprese e 32% degli addetti) e dell’hardware (4% e 13%) e dall’alta diffusione di imprese “giovani”. Sei su 10 non hanno più di 10 anni, con punte nel comparto dei servizi. Quasi il 60% di valore aggiunto viene da imprese che ha meno di 16 anni.

Elevata l’eterogeneità territoriale: maggiore la concentrazione di unità locali e addetti in Lombardia (25%) e Lazio (12%), seguite da Veneto, Piemonte, Emilia Romagna. L’intensità settoriale è maggiore in Lazio, Lombardia e Piemonte, con un contributo al Pil regionale superiore al 4% e performance di produttività superiori. In ritardo il Mezzogiorno. E resta il nodo piccole aziende: “Soffriamo ancora dalla presenza di una miriade di piccole aziende le quali hanno avuto difficoltà ad investire durante la crisi e soffriamo ancora di una cronica sottovalutazione dei prezzi dei servizi il cui acquisto è tutt’oggi prevalentemente basato su gare al massimo ribasso – puntualizza Pileri -. La frammentarietà delle aziende IT costituisce un punto di debolezza strutturale che dobbiamo davvero superare attuando politiche industriali di consolidamento e di capitalizzazione che spingano le PMI a effettuare un salto di crescita dimensionale. A tal proposito, suggerisce il presidente dell’associazione di Confindustria “sono utili i modelli di filiera territoriali. Abbiamo un’occasione da cogliere e che va ben oltre gli interessi del settore”.

Più che favorevoli le previsioni per il 2017: il 78% delle realtà IT prevede di chiudere in crescita, di cui il 28% con andamenti stabili o in lieve aumento, il 24% con crescite fra il 2,5% e il 5%, e il 26% con incrementi superiori al 5%. Sul fronte dell’offerta si fa sempre più strada il mix consulenza-software, per accompagnare la clientela nella digital transformation e con un focus spinto sul cloud e sulle componenti degli ambiti IoT, Industry 4.0, Mobile/App, Big Data/Analytics e sugli applicativi verticali a supporto del core business.

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