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“Vecchi” titoli hi-tech snobbati dal mercato, ora ci sono Facebook & co

Le valutazioni di aziende come Apple e Google scendono sotto l’indice S&P 500: gli investitori preferiscono le nuove società del social networking. Ma per gli analisti le quotazioni dei big torneranno a crescere: “Ora sono economici, è il momento di comprare”

06 Lug 2011

Le Ipo hitech delle start-up più “calde” del momento, da Zynga
a LinkedIn, sembrano aver fatto dimenticare agli investitori le
azioni dei grandi gruppi tecnologici che una volta trainavano il
mercato. Si parla tanto delle offerte pubbliche iniziali delle
società del social networking e così le aziende della “vecchia
scuola” dell’hitech come Apple e Google hanno perso colpi:
l'indice Nasdaq Composite ha chiuso il secondo trimestre in
territorio negativo, mentre il resto del mercato è cresciuto, nota
oggi il Wall Street Journal.

Gli investitori sono stati distratti da società più “alla
moda”. LinkedIn ha chiuso il suo primo giorno in Borsa a un
valore di mercato di circa 9 miliardi di dollari. Venerdì scorso,
Zynga ha presentato al regolatore i documenti per una Ipo da 1
miliardo, anche se la valutazione finale potrebbe salire
notevolmente. Facebook pensa alla Borsa e a un valore di mercato
stratosferico, oltre 100 miliardi di dollari, che la
collocherebbero sopra colossi del calibro di Cisco Systems e
Hewlett-Packard. Eppure, alcuni investitori pensano che certe
valutazioni siano davvero “gonfiate” e che sia ancora un buon
affare puntare sui titoli di Google & co.

Gli investitori di LinkedIn stanno pagando circa 21 dollari per
ogni dollaro stimato di revenues del sito di social-networking nel
2011. Al contrario pagano meno di 6 dollari per ogni dollaro di
revenues attese per Google e Apple. "La realtà è che Apple e
Google sono azioni destinate a crescere, ma gli investitori non le
trattano come tali", commenta Paul Bard, direttore della
ricerca presso Renaissance Capital, società di consulenza sugli
investimenti nelle Ipo. "Oggi gli investitori preferiscono
scommettere sulle nuove aziende Internet".

E così i titoli tecnologici sono diventati meno cari, rispetto al
resto del mercato, di quanto lo siano stati in quasi 20 anni. Negli
ultimi quattro mesi, il rapporto price-to-earnings del settore
tecnologico è stato inferiore a quello del S&P 500, secondo le
stime compilate da Ubs: è la prima volta che accade dal 1992.

Il cambiamento nei trend di Borsa si è accentuato a marzo, quando
il terremoto e lo tsunami del Giappone hanno causato problemi alla
supply chain tecnologica e rinnovato i timori sulla crescita
economica globale, trascinando ancora più in basso i titoli
tecnologici.

Jonathan Golub, chief Us equity strategist di Ubs, pensa che ora è
il momento di comprare i "vecchi" titoli tecnologici,
visto che ce ne sono molti "particolarmente a buon
mercato". Per Mark Luschini, chief investment strategist di
Janney Montgomery Scott, i titoli tecnologici "sono poco
sponsorizzati, quasi considerati come le vittime del vecchio mondo
hitech a fronte di nuove società tecnologiche più
‘fiammanti’. Ma è una valutazione errata". E così Phil
Orlando, equity strategist di Federated Investors, esorta gli
investitori: oggi hanno la rara opportunità di acquistare alcune
azioni, un tempo molto care, a prezzi molto convenienti.

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