DAVOS 2019

World Economic Forum: le fabbriche italiane di Rold e Beyer “fari” mondiali di Industria 4.0

I due siti entrano a far parte del programma Manufacturing Lighthouses che conta ad oggi una ventina di aziende che hanno deciso di aprire le “porte” ai più “piccoli” per aiutarli a crescere. La Rold di Cerro Maggiore unica media impresa fra 1.000 strutture valutate

Pubblicato il 21 Gen 2019

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La Rold di Cerro Maggiore e la Divisione Farmaceutica della Bayer a Garbagnate. Questi i due “fari” tecnologici italiani entrati a far parte dei “Manufacturing Lighthouses”, le “fabbriche faro” della quarta rivoluzione industriale individuate dal World Economic Forum con la collaborazione di McKinsey.

Sette in totale le “factories” che si sono aggiunte alle nove già parte della community del Wef. I nomi sono stati annunciati in occasione dell’edizione 2019 del Forum di Davos.

Oltre alle due italiane della squadra sono entrati a far parte lo stabilimento Bmw di Regensburg in Germania, quello dei compressori commerciali di Danfoss in Cina, la Foxconn a Shenzen, la Sandvik Coromant di Gimo in Svezia, l’impianto a gas Saudi Aramco Uthmaniyah in Arabia Saudita e la Tata Steel di Ijmuden nei Paesi Bassi.

La Rold di Cerro Maggiore è l’unica azienda di medie dimensioni delle 16 selezionate tra oltre 1.000 siti produttivi. L’azienda, da 240 dipendenti, produce meccanismi di chiusura per lavatrici e lavastoviglie. Unica Pmi tra le aziende faro, utilizza tecnologie di Industry 4.0, come smartwatch, prototipazione rapida e cruscotti digitali, che hanno contribuito a migliorare il fatturato tra il 7% e l’8%.

Riguardo alla Bayer sono state messe in campo soluzioni digitali e utilizzo dei dati per migliorare significativamente la produttività. In un momento di forte crescita dei volumi per il sito è stato utilizzato un sistema di ottimizzazione della programmazione basato su Digital Twin per promuovere miglioramenti nel laboratorio di controllo qualità.

Lo scopo del progetto Manufacturing Lighthouses è di aiutare le aziende ad affrontare sfide concrete nel momento in cui ci si trova di fronte ad un “upgrade” tecnologico. Secondo dati recenti del Forum di Davos, oltre il 70% delle aziende che investono in tecnologie, come l’analisi dei big data, l’intelligenza artificiale (AI) o la stampa 3D, non riesce a superare la fase pilota. I “fari” del network rappresentano dei “mentori”: hanno accettato di aprire le loro porte e condividere le proprie conoscenze con altre aziende manifatturiere.

“Le fabbriche Lighthouse si trovano in aziende grandi e piccole, in tutti i settori e regioni. Invece di sostituire gli operatori con le macchine, le fabbriche stanno trasformando il lavoro in modo da renderlo meno ripetitivo, più interessante, diversificato e produttivo – sottolinea Helena Leurent, responsabile dell’iniziativa “Shaping the Future of Production System” al World Economic Forum -. Piuttosto che rimanere all’interno delle mura della fabbrica, i Lighthouse creano un ampio sistema di innovazione con imprese, governo e società civile. Al di là dei progetti pilota locali, creano valore e resilienza attraverso la supply chain, agilità e reattività per i clienti. Speriamo che questa rete possa essere una fonte di ispirazione per aiutare a superare la stagnazione della produttività e offrire il massimo beneficio positivo per la società”.

Da parte sua Enno de Boer, partner e responsabile della Manufacturing Practice di McKinsey, evidenzia che “i 16 fari rappresentano un punto di svolta nella quarta rivoluzione industriale. È l’inizio del secondo periodo, come si dice nel linguaggio hockey. Le tecnologie della quarta rivoluzione industriale stanno ora penetrando nel cuore di tutti i settori e la nostra community ne è la prova. Ma la partita è chiaramente appena all’inizio”.

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