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Corecom, organi di vigilanza o ‘poltronifici’?

Non sempre i membri dei comitati di controllo regionali per le Tlc hanno competenze sul settore

11 Set 2009

“Un poltronificio e poco più”: così definisce i Corecom
Andrea Ducci de Il Mondo. Che spiega: “A passare in rassegna
l’elenco dei membri e delle spese dei Corecom, i comitati
regionali per le comunicazioni che a livello locale fanno quello
che su scala nazionale spetta all’Autorità guidata da Corrado
Calabrò, saltano fuori nomi e cifre che sembrano cozzare con le
linee guida della legge istitutiva di questi organismi”. Ovvero:
“i presidenti e i componenti dei Corecom finiscono spesso per
avere un colore o una sfumatura politica a dispetto della funzione
di garanzia che dovrebbero svolgere”. Tra i compiti dei comitati
c’è infatti la vigilanza sul rispetto della par condicio nelle
tv locali in periodo elettorale, l’organizzazione delle tribune
politiche regionali della Rai e la conciliazione delle controversie
tra gli utenti e i gestori dei servizi di tlc.

Per questo i membri dei Corecom dovrebbero essere “persone in
possesso dei necessari requisiti di competenza ed esperienza nel
settore della comunicazione nei suoi aspetti culturali, giuridici,
economici e tecnologici”, nota Ducci, ma è “un dettaglio
trascurato in più di un’occasione”. I casi esemplari sono
tanti: “Tiziano Mariani, ex socialista già assessore ai lavori
pubblici del Comune di Cesano Maderno ed ex presidente della
municipalizzata di Seregno, finito in manette per corruzione e
ricettazione all’epoca di Tangentopoli” è oggi uno dei
componenti di Corecom Lombardia. Singolare il caso del Piemonte,
dove gli otto membri del Corecom hanno “diplomi di ragioneria,
maestra elementare, lauree in lettere. Quanto di più lontano dai
requisiti minimi previsti dalla legge istitutiva”. Al Piemonte
spetta inoltre il record di spesa “con oltre 530 mila euro di
stipendi e rimborsi che si aggiungono ai trattamenti di missione e
costi generali facendo salire il conto finale a 830 mila euro”.