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MUSICMETRIC

Download musicali pirata, Italia terza al mondo

Musicmetric: il nostro Paese a ruota dopo Usa e Gran Bretagna per numero di brani scaricati illegalmente nei primi sei mesi del 2012

17 Set 2012

Luciana Maci

L’Italia è al terzo posto nella poco prestigiosa classifica dei Paesi che hanno scaricato illegalmente file musicali nei primi sei mesi dell’anno. È quanto emerge dal primo Rapporto “Digital Music Index” di MusicMetric, società britannica impegnata nell’analisi dei dati sull’industria musicale.

Al primo posto delle nazioni che hanno scaricato download di canzoni con il protocollo BitTorrent, considerato utile indicatore per valutare la pirateria, ci sono gli Stati Uniti, con quasi 97 milioni di download illegali da gennaio a giugno, seguiti dalla Gran Bretagna (circa 43 milioni), che tra l’altro annovera Manchester quale capitale assoluta della pirateria informatica. Dopo gli italiani, al quarto e al quinto posto ci sono canadesi e brasiliani.

Questo in termini assoluti. Se si leggono i numeri in rapporto alla popolazione, l’Italia ne esce un po’ meglio: è settimana in una classifica che vede al primo posto l’Australia, seguita da Irlanda e Slovenia (in questo caso gli Stati Uniti sono solo diciassettesimi).

In generale, sempre secondo MusicMetric, nei primi sei mesi dell’anno sono stati scaricati illegalmente oltre 3 miliardi di canzoni, il 78% album e il 22% singoli. Il brano più piratato, con 1,2 milioni di “torrent”, è “Talk that talk” della cantante Rihanna, barbadiana naturalizzata americana. Dopo di lei il più amato è il canadese Billy Van, e in particolare la sua canzone “The Cardigan”.

Secondo Gregory Mead, Ceo di MusicMetric, dalla ricerca appare evidente per la prima volta che “bloccare un sito come Pirate Bay (sito svedese di condivisione di file il cui cofondatore Gottfrid Svatholm Warg, già condannato per violazione di copyright, è stato di nuovo recentemente arrestato, ndr) ha avuto scarso effetto sul downloading di BitTorrent”. D’accordo anche Matt Mason, direttore esecutivo del marketing di BitTorrent, secondo il quale “è miope pensare che si possa semplicemente dire alla gente di smettere e quella smetterà”.

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