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Fatturato a -73%. Lo “tsunami” pirateria sul mercato musicale

L’allarme del settore: illegale il 95% dei brani scaricati. Enzo Mazza (Fimi): “Senza un’inversione di tendenza a rischio 1 milione e 200mila posti di lavoro da qui al 2015”

05 Ott 2011

E' una discografia in difficoltà, che deve fare i conti con
una perdita di fatturato pari al 73% negli ultimi dieci anni e con
il fenomeno della pirateria che, invece continua a proliferare,
quella che emerge dai numeri resi noti oggi in un convegno
all'Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo.

I problemi per i discografici italiani arrivano soprattutto dalla
Rete, dove il 95% dei file musicali scaricati continua ad essere
illegale. Senza un'inversione di tendenza, da qui al 2015 si
prevede una perdita, in Europa, di un milione e 200 mila posti di
lavoro. "Il fenomeno della pirateria – ha spiegato Enzo Mazza,
presidente della Federazione industria musicale italiana, la Fimi –
è rilevante, ed è difficile sostenere un'economia con questa
competizione. Penso che l'unica strada percorribile sia quella
di colpire con efficacia i siti parassiti, che si collocano per lo
più all'estero, esportando tra l'altro ulteriori capitali
destinati alla pubblicità".

"La normativa italiana è buona, ma viene applicata poco e
male – ha sottolineato Mazza -. Bisognerebbe invece renderla più
efficiente, con misure che oltre a colpire la pirateria,
contribuiscano alla crescita delle piattaforme legali.
L'offerta del digitale cresce del 10% ogni sei mesi e ad oggi
le vendite legali attraverso la Rete rappresentano il 23% del
totale del mercato italiano, ma purtroppo l'Italia soffre anche
di un generale ritardo tecnologico, rispetto a tanti altri
Paesi".

Il settore digitale è comunque in crescita: in un anno il digital
download ha fatto registrare un incremento del 13%, con una
percentuale di album che cresce del 37% (+6% per i singoli). In
Europa il fatturato della musica digitale si attesta invece al 35%,
come ha ricordato Frances Moore, vicepresidente esecutivo della
Federazione internazionale dell'industria fonografica. "La
pirateria fa perdere posti di lavoro e gettito fiscale – ha
rimarcato – Serve la collaborazione di tutti, dalle forze di
polizia ai governi, fino alle aziende che si occupano dei sistemi
di pagamento e ai motori di ricerca. Per il futuro siamo ottimisti
perché ci rendiamo conto finalmente di non essere più soli. La
pirateria non è un problema solo discografico, ma tocca la
società nel suo complesso".

Basti pensare che il calo del fatturato italiano dal 1999 al 2010
ha portato a una perdita per lo Stato di circa 200 milioni di euro
solo in fatto di Iva. Il presidente della Fimi, Mazza, ha auspicato
infine che le misure attualmente all'esame dell'Agcom
possano portare all'introduzione di serie procedure per il
blocco e l'inibizione dei siti illegali.

Blocchi che quando attuati dalla magistratura hanno colpito le
piattaforme parassite come PirateBay e BTJunkie con conseguenti
cali nel traffico illecito. "La pirateria è soprattutto un
problema per i giovani artisti, perché impedisce alla discografia
di trovare i fondi per investire su di loro", ha detto Gianni
Morandi, intervenendo al convegno. "Il principio fondamentale
è quello della proprietà intellettuale. Proteggerla significa
soprattutto incoraggiare il talento. Ormai attraverso la rete si
riesce ad ascoltare qualsiasi tipo di musica, a volte anche gratis.
Bisognerebbe trovare un accordo per fare in modo che rubare non sia
piu' necessario".

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