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Google & Co. contro Hollywood: “Vogliono censurare il Web”

Le società di Internet all’attacco della proposta di legge: “Rischia di trasformare motori di ricerca e Isp in poliziotti del web. E’ un ostacolo all’innovazione tecnologica”

14 Dic 2011

Un gruppo di Internet companies con in testa Google spinge per
bloccare la legge anti-pirateria al vaglio dello Us House Judiciary
Committee: la normativa, fortemente sostenuta dall’industria di
Hollywood, è vista infatti da Mountain View e le sue alleate come
una forma di censura su Internet.

Sia l’industria di Internet che quella delle case
cinematografiche hanno condotto un'intensa azione di lobby a
Washington per contrastare o sostenere la nuova legge in vista del
voto del panel, previsto per il 15 dicembre.

Gli studios considerano le nuove misure un valido sistema per
colpire il furto di proprietà intellettuale, ma il presidente di
Google Eric Schmidt ha gridato alla censura. “Non si dovrebbero
criminalizzare gli intermediari”, afferma Schmidt. “Bisogna
perseguire chi viola la legge”.

In base alla normativa che il panel sta discutendo, il dipartimento
di Giustizia americano avrebbe il potere di richiedere un ordine
del tribunale per imporre a Internet service provider, motori di
ricerca, servizi di pagamento e reti di advertising di bloccare o
interrompere i propri rapporti di affari con siti web non americani
collegati alla pirateria.

La legge in discussione alla Casa dei rappresentanti, introdotta
dal presidente del Judiciary Committee Lamar Smith, repubblicano
del Texas, conta oltre venticinque sponsor in entrambi i
partiti.

“Le legge proposta funziona all’interno dell’attuale sistema
di protezione della proprietà intellettuale”, sostiene Smith.
“Prima riusciremo a tagliare il flusso di entrate che si dirige
verso i siti che violano la legge, meglio sarà per chi innova e
crea lavoro in America”.

Ma mentre la Motion Picture Association of America è molto
soddisfatta dell’approccio, Google, Facebook, Amazon e altre
aziende del web affermano che le nuove misure anti-pirateria le
costringeranno a ergersi impropriamente a poliziotti di Internet e
rischiano di soffocare la crescita dell’industria tecnologica
americana. Le aziende hitech stanno facendo pressione a Washington
proponendo una legge alternativa che renderebbe la Us International
Trade Commission, e non il dipartimento di Giustizia, arbitro delle
questioni di violazione di copyright. La Itc ha il potere di
bloccare le importazioni dei prodotti di cui viene dimostrato che
violano i diritti di copyright.

"La nostra proposta alternativa offre rimedi efficaci contro
la pirateria”, affermano le aziende del web rappresentate dalla
Computer & Communications Industry Association, dalla Consumer
Electronics association e da NetCoalition, “senza far ricadere la
responsabilità sulle aziende tecnologiche americane che hanno
sempre agito nella legalità”.

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