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Basta tecnici per l’Ict “pubblico”. E’ scoccata l’ora dei manager

Il nuovo Cad obbliga le PA a dotarsi di un ufficio che si occupi del management dell’Information technology. Mef e ministero dell’Agricoltura si sono già organizzati. Gentili (DigitPA): L’amministrazione deve essere in grado di governare il proprio fabbisogno tecnologico”

05 Mar 2010

Il nuovo Cad lo dice chiaro e tondo: ogni pubblica amministrazione
centrale (Pac) dovrà dotarsi di un ufficio ad hoc che si occupi
della governance dell’Ict. Ovvero i funzionari pubblici che
finora si sono limitati a far funzionare i sistemi informativi,
dovranno avere competenze di tipo manageriale perché – come ha
ribadito più volte il ministro Brunetta – “sono finiti i tempi
in cui le nuove tecnologie erano considerate meri strumenti per il
funzionamento della PA: oggi fanno ‘pendant’ con il core
business, ovvero l’erogazione di servizi efficienti al
cittadino”.
Ma in che tipo di contesto organizzativo andrà ad agire la nuova
normativa? “La situazione in cui versano le Pac italiane è
abbastanza variegata – spiega Marco Gentili, responsabile
area Metodologie per la qualità e per l’innovazione
organizzativa di DigitPA (già Cnipa)
-. Ci sono
certamente delle best practice dove la governance dell’Ict è
ormai consolidata e altre dove invece siamo ancora in alto mare.
Tra gli esempi virtuosi va sicuramente annoverato il ministero
dell’Economia e delle Finanze: già nel 1998, quando ancora
Tesoro e Finanze erano separati, l’allora dicastero del Tesoro ha
creato la Consip, una Spa controllata per la governance dell’Ict
che aveva il compito di elaborare strategie ad hoc e sovrintendere
la realizzare dei sistemi informativi da parte di aziende private
esterne”.  Una scelta azzeccata che ha permesso a quello che
oggi si chiama Mef di essere all’avanguardia nel management
dell’innovazione.

“Il valore aggiunto di questa scelta sta certamente nell’aver
fatto tornare sotto il pieno controllo dell’amministrazione, non
tanto la realizzazione dei sistemi informativi, quanto i processi
decisionali in un settore strategico, come quello
dell’innovazione che, negli anni precedenti erano stati dati
“in gestione” ai privati – precisa Gentili – ma anche quello di
aver puntato alla formazione di una cultura tecnico-manageriale per
i dipendenti pubblici, da associare a quella più tradizionalmente
giuridico-amministrativa”.
Così come sta facendo l’Agenzia delle Entrate che, in questi
ultimi quattro anni, ha dato il via a un forte di politica di
investimento sulle risorse umane, orientata alla formazione di
giovani funzionari in ambito manageriale e Ict: una strategia che
ha permesso all’Agenzia di diventare un importante riferimento
tutto italiano.
Anche il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali
può considerasi un esempio virtuoso, dove le nuove norme del Cad
andranno a perfezionare un cammino già tracciato con successo. 
“Il ministero e l’Agea, l’agenzia che si occupa
dell’erogazione dei fondi Ue per l’agricoltura, hanno creato
una società al 51% partecipata dal ministero, al 49% da privati
selezionati in un raggruppamento temporaneo d’ impresa, avente
per capogruppo-mandataria Almaviva, e mandanti Auselda, Sofiter,
Cooprogetti, Ibm, Agriconsulting, Agrifuturo e Isaf – rivela
Gentili -. Una sorta di partnership pubblico-privata non molto
comune in Italia che promette di dare buoni frutti”.

Ma nel variegato mondo della PA italiana c’è anche chi arranca
nella governance dell’Ict. È il caso del ministero
dell’Istruzione che, sebbene sia stato uno dei primi a scegliere
una strategia di esternalizzazione delle forniture Ict, non ha
fatto crescere le competenze interne in tema di governance,
utilizzando una parte terza: una società privata, qualificata da
DigitPA, diversa dal fornitore con il compito di monitorare il
funzionamento dei sistemi informativi.
In un contesto così variegato perché il nuovo Cad possa essere
funzionale serve mettere ordine nei processi di governance. In
questo senso ordine aiutano le “Linee guida sulla qualità dei
beni e dei servizi Ict per la definizione ed il governo dei
contratti della pubblica amministrazione”, stilate da
DigitPA.

“L’amministrazione deve essere in grado di governare il proprio
fabbisogno tecnologico, costruendo le relazioni logiche ottimali
tra la propria missione istituzionale, la struttura organizzativa,
i processi produttivi e le opportunità che il mercato Ict offre –
conclude Gentili -. Se le amministrazioni pubbliche restano prive
degli strumenti utili ad interpretare e guidare le scelte
tecnologiche, rinunciano a governare pienamente la propria
crescita”.