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IL CASO

Ultrabroadband, l’Anas rischia di far saltare il decreto mini-trincee

E’ braccio di ferro: il gestore della rete stradale e autostradale si appella alla sicurezza, ma in realtà non vuole rinunciare alla manutenzione a carico delle telco. E finora l’ha sempre spuntata. Ce la farà Lupi a venirne a capo? In ballo c’è l’attuazione della strategia nazionale appena approvata dal governo: il decreto sulle mini-trincee è fra i più importanti per dare l’avvio ai lavori

12 Mar 2015

Mila Fiordalisi

Ci risiamo. Sul cammino, già irto di ostacoli, della banda larga italiana, rispunta l’Anas. Il gestore della rete stradale ed autostradale non avrebbe intenzione di cedere sulla questione delle mini-trincee. Una questione non di poco conto se si considerano gli ambiziosi obiettivi che il governo Renzi si è dato per portare la connessione ad alta velocità agli italiani. E in ballo c’è anche e soprattutto il recupero del gap già accumulato nei confronti dei più avanzati Paesi della Ue nonché il rispetto dei target dell’Agenda digitale europea che rischiano di essere disattesi a tutto svantaggio dell’economia-Paese.

Come il tormentone “newco Ngn” che continua a tenere banco da anni senza venire a un punto, anche quello che riguarda l’opposizione dell’Anas alle mini-trincee è storia datata. Il problema è che nessun governo fino ad oggi è stato in grado di sciogliere il nodo. E gli annunciati imminenti decreti al Piano banda ultralarga da parte del sottosegretario Antonello Giacomelli rischiano di rimanere al palo: in pole position ci sono quelli già previsti dallo Sblocca Italia, fra cui per l’appunto il decreto sulle minitrincee. Si starebbe fra l’altro lavorando – secondo quanto risulta a Corcom – a un decreto più ampio (congiunto Mise-Mit) che consenta di semplificare le procedure anche di concerto con i Comuni per evitare che i singoli regolamenti in vigore rallentino, per non dire impantanino, come avvenuto spesso e volentieri fino ad oggi, la realizzazione delle infrastrutture di nuova generazione.

Ma lo scoglio più grosso resta comunque l’Anas. Le ragioni addotte a difesa della sicurezza stradale suonano come il paradosso dei paradossi considerato che gli scavi per le mini-trincee sono di fatto a “impatto zero” sia sul fronte della messa in opera dei cantieri sia a livello di circolazione stradale: la tecnica delle mini-trincee rispetto a quella tradizionale consente di effettuare scavi e posa delle infrastrutture il più delle volte in un solo giorno e su porzioni stradali minime al punto che nella maggior parte dei casi non si rende necessaria persino la deviazione della circolazione dei veicoli. Dunque per l’Anas dovrebbe essere la scelta numero uno se davvero si volessero “tutelare” la sicurezza e il buon andamento della circolazione sulle porzioni di strada in capo al gestore. Gestore che – vale la pena di ricordarlo per chi non lo sapesse – è lo stesso della Salerno-Reggio Calabria, dove in quanto a cantieri, deviazioni, blocchi e rallentamenti (tutte condizioni che di certo non favoriscono la sicurezza stradale) non ci sono pari non solo sul territorio nazionale ma anche oltreconfine. Insomma verrebbe proprio da pensare “da che pulpito” una predica su una tecnica di scavo, quella delle mini-trincee, che abbatte tempi di lavorazione, costi di ripristino e disagi per i cittadini.

La verità è che sul piatto c’è la questione del ripristino del manto stradale: con le tradizionali tecniche di scavo gli operatori di Tlc sono obbligati a ripristinare l’intera porzione del manto interessata dalle opere e la regola vale anche nel caso delle mini-trincee: si interviene su pochi centimetri di manto ma bisogna effettuare il ripristino su tutta la “porzione” stradale interessata (spesso l’intera carreggiata)- e si può arrivare a diverse decine di metri. Una vera e propria follia considerato che l’adozione delle mini-trincee consente agli operatori di abbattere notevolmente i costi di scavo, che attualmente rappresentano circa il 70% di quelli complessivi di posa. La questione della sicurezza dunque c’entra poco o nulla: la verità è che l’Anas non vuole rinunciare ai soldi delle telco e a farsi fare la manutenzione ordinaria a costo zero anche se in ballo c’è solo una buca. E la verità è che i ministri dei Trasporti che si sono trovati il dossier sul tavolo fino ad oggi non sono riusciti a venire a capo della questione. Le buone intenzioni del decreto Crescita 2.0 del governo Monti si sono scontrate con la ritrosia del gestore della rete stradale e del cosiddetto decreto scavi non se n’è fatto niente di buono. Ce la farà Maurizio Lupi? Il ministro del governo Renzi ha già incontrato il segretario generale della Presidenza del Consiglio Raffaelle Tiscar per discutere sul decreto congiunto Mise-Mit che punta a semplificare la posa dei cavi e a trovare l’intesa con i Comuni. Ma senza il disco verde dell’Anas non si andrà da nessuna parte. Altro che piano ultrabroadband.

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